giovedì, 24 Settembre 2026
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CIM, parla il presidente: Parlamento valorizzi gli italiani nel mondo

Federico Conte, presidente della CIM, illustra il ruolo della Confederazione degli italiani nel mondo, le sfide sulla cittadinanza e le nuove collaborazioni con UNINT e imprese

Federico Conte, avvocato penalista, deputato e membro della Commissione Giustizia nella XVIII legislatura, fondatore dell’associazione culturale CittadinoSudd, è oggi il presidente della CIM, la Confederazione degli italiani nel mondo. Eletto all’unanimità nel XVI congresso mondiale che si è tenuto a Tunisi poco più di un anno fa, in questi pochi mesi ha impresso una notevole accelerazione all’associazione.

Onorevole Conte, lei è il nuovo presidente della Confederazione degli Italiani nel mondo. Cos’è la CIM e quando è nata? 

FEDERICO CONTE: La Confederazione degli Italiani nel mondo è nata oltre 30 anni fa ed è la più presente e diffusa infrastruttura di connessione delle comunità degli italodiscendenti presenti sul nostro pianeta.  La CIM mette insieme tutte le associazioni degli italiani che esistono nel mondo, o perlomeno la quasi totalità di esse. Siamo ormai alle terze e quarte generazioni di discendenti da coloro che all’inizio del secolo scorso o dopo la Seconda guerra mondiale sono emigrati dall’Italia per trovare fortuna altrove. Quel ceppo italico si è molto spesso innestato con grande successo nelle realtà nazionali nelle quali è arrivato e ha prodotto lì nuova classe dirigente: imprenditori, professori, intellettuali, politici. Tutte persone che oggi continuano a vivere, come tutti gli altri italodiscendenti, nel ricordo orgoglioso delle tradizioni italiane, a mangiare italiano, ad ascoltare musica italiana, a seguire gli sport che si praticano in Italia (ovviamente soprattutto il calcio), e a interessarsi delle nostre vicende politiche.

Quanti sono gli aderenti alla CIM?

CONTE: La nostra Confederazione raggruppa circa 2000 associazioni in 38 Paesi. Si tratta di un’enorme comunità che deve la sua vita all’incessante attività svolta negli ultimi 30 anni dal presidente emerito, l’Onorevole Angelo Sollazzo. Tenga presente che mentre abbiamo un dato certo sugli italiani che vivono all’estero e che sono iscritti all’AIRE, il registro dei residenti all’estero, e sono poco emno di  7 milioni, il dato sugli “italiani globali”, come ci piace chiamarli, è un dato meno certo ma impressionante: dovrebbero essere circa 80 milioni i cittadini italodiscendenti nel mondo. Si tratta di una potenza demografica notevolissima, la cui organizzazione e rappresentanza in termini di interconnessione da-e-per l’Italia ha una valenza politica, geopolitica e strategica estremamente significativa, e che potrebbe essere molto utile in questa fase così delicata dei rapporti internazionali. 

Immagino che gli italoamericani che aderiscono alla vostra Confederazione in questo periodo vivano un forte disagio assistendo agli scontri di Trump con l’Italia e l’Europa. 

CONTE: Sì, è proprio vero, questa comunità sta affrontando tempi difficili, tempi nei quali alcune categorie tradizionali delle relazioni internazionali, quelle fondate sul multilateralismo e sul ruolo centrale delle istituzioni transnazionali, sono andate in crisi per azione dell’amministrazione Trump. Questa comunità cerca oggi attraverso la sua Confederazione di far sentire la propria voce. Abbiamo testimonianze quasi quotidiane di come gli italoamericani vogliano essere amici dell’Italia e dell’Europa e rimanere strettamente dentro quella solidarietà atlantica che sembra essere messa fortemente in discussione. 

In Italia un tema di grande attualità, e da tempo fonte di polemiche, è la revisione delle norme che riguardano l’ottenimento del doppio passaporto per i discendenti di italiani che sono nati all’estero. Di certo una problematica che vi tocca molto da vicino.

CONTE: Da vicinissimo. La Confederazione degli italiani nel mondo svolge un’attività di elaborazione, proposta e critica politica. E in effetti ha avuto recentemente molto rilievo sui media il nostro intervento sul cosiddetto Decreto Tajani, chiamato anche Decreto Jus Sanguinis. Si tratta, come noto, della norma che ha modificato le regole della doppia cittadinanza per i cittadini esteri che vogliono ottenere il doppio passaporto: oltre a quello della nazione nella quale sono nati anche quello della nazione dei propri avi, l’Italia. Questa norma ha drasticamente ridimensionato le condizioni precedenti, riducendo la possibilità di ottenere il passaporto italiano a solo due generazioni di discendenza. Ha anche posto una serie di condizioni per ottenere la seconda cittadinanza che mettono a rischio – è proprio questa la nostra forte preoccupazione – i diritti degli “italiani globali”. Certo, questa norma nasce dalla giusta esigenza di ridimensionare e superare fenomeni che noi stessi abbiamo sempre fortemente stigmatizzato, e che strumentalizzavano la possibilità del doppio passaporto, ma finisce, come spesso avviene, per andare oltre misura, con il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca. 

Su questo terreno la CIM sta svolgendo una significativa attività di riflessione e di proposta che si intreccia con i pronunciamenti sia dei giudici ordinari che della Corte costituzionale, che era già stata chiamata a valutare la tenuta costituzionale di questa norma. Noi lavoriamo per sottoporre al ministro Tajani, ministro competente su questo, e a tutto il governo, l’esigenza che nella  fase di elaborazione dei decreti attuativi vengano apportati correttivi che mentre valorizzano la parte dell’impianto normativo che noi riteniamo virtuosa (cioè quella che mette in stretta relazione la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana con la prova di avere conoscenza della lingua e della cultura italiana, dell’essere stato per un certo periodo in Italia e di avervi lavorato), riescano anche a ridimensionare gli aspetti più drastici, per esempio quelli che riguardano il limite delle due generazioni.  E di questa delicatissima e importantissima questione dibatteremo nella prossima conferenza nazionale.

Un altro punto nevralgico è la recente iniziativa del Parlamento di ridurre le Circoscrizioni Estero. Alla Camera invece delle quattro attuali si passerà solo a due, e al Senato ci sarà l’elezione per una unica circoscrizione mondiale.

CONTE: Questa scelta rappresenta un davvero grave arretramento nella capacità di assicurare che in Parlamento ci sia una adeguata rappresentanza degli italiani nel mondo. Si indebolisce il principio della rappresentanza territoriale sul quale è stato costruito il voto degli italiani all’estero. E’ profondamente sbagliato considerare l’Europa, le Americhe e gli altri continenti come una realtà indistinta. E proprio in un periodo nel quale l’Italia dovrebbe investire sulla propria presenza nel mondo, ridurre la rappresentanza politica di queste comunità significa andare nella direzione opposta. I milioni e milioni di italiani nel mondo hanno il diritto di essere considerati una parte integrante della comunità nazionale, e andrebbero valorizzati anche perché per il nostro Paese costituiscono una rete preziosissima di relazioni sociali, culturali ed economiche.

Come viene finanziata una struttura così importante e capillare come la Confederazione degli italiani nel mondo? 

CONTE: La CIM vive della contribuzione spontanea e libera dei suoi associati, e della contribuzione di coloro che credono alla sua missione e partecipano ai Congressi mondiali che teniamo ogni due anni, l’ultimo è stato a Tunisi nel 2025. Quello precedente è stato nel 2023. Il prossimo sarà nel 2027 in Brasile. La data precisa la decideremo a novembre durante la Conferenza nazionale. 

Lei è presidente della CIM da poco più di un anno, essendo stato eletto proprio nel Congresso mondiale di Tunisi che ha appena citato. Quali sono gli obiettivi della sua presidenza?

CONTE: In questo anno mi sono preoccupato di avviare un’azione di ristrutturazione dell’associazione, che aveva bisogno di essere adeguata anche ai nuovi parametri normativi. Vivendo di contributi spontanei avevamo necessità di mettere in ordine i conti, e lo abbiamo fatto. E abbiamo stabilito due preziosissime collaborazioni: la prima, la più importante, con l’Università degli Studi Internazionali di Roma-UNINT e la seconda con lo studio Solving di Vittorio Grimaldi, che è uno studio associato di avvocati e commercialisti tra i più importanti d’Italia. Lo studio Solving adesso rappresenta il partner tecnico al quale facciamo riferimento per poter offrire assistenza sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista tecnico-economico ai tanti imprenditori italiani che vivono all’estero e vogliono tornare a investire in Italia o agli imprenditori italiani che vogliono investire all’estero.

E quale tipo di collaborazione avete stabilito con l’Università degli Studi Internazionali di Roma? 

CONTE: Con l’UNINT il rapporto è molto più organico perché con il Presidente del Consiglio di amministrazione, Fabio Bisogni, abbiamo stabilito una collaborazione strutturale. Questi è diventato membro del board della CIM. L’UNINT ora rappresenta il partner formativo, tecnico, accademico al quale facciamo riferimento per tutte le nostre esigenze. E vi facciamo riferimento anche per le prospettive che riguardano il ruolo della CIM nel settore della formazione, perché è evidente che con il nuovo Decreto Tajani un ruolo fondamentale per l’ottenimento della cittadinanza lo avranno i soggetti formativi, che saranno quelli che garantiranno il ponte tra il cittadino straniero che vuole la cittadinanza e l’Italia. In primo luogo l’UNINT permetterà di acquisire i requisiti previsti dalla legge, e in secondo luogo l’ateneo è un think tank di profonda elaborazione grazie ai suoi corsi, agli approfondimenti, ai master che spesso convergono nella identica direzione della CIM. Si pensi anche solo al corso di specializzazione sul Made in Italy che è chiaramente una delle voci principali dell’Italia insieme all’agroalimentare. 

E con l’Università degli Studi Internazionali di Roma abbiamo stabilito anche un altro, importantissimo protocollo di collaborazione. Quello per la comunicazione social. Fino a oggi la CIM non aveva canali social ma con la mia presidenza ha deciso di dotarsene. Grazie all’UNINT costruiremo i nostri canali social che permetteranno alle decine e decine di milioni di italiani e italodiscendenti che sono sparsi per il mondo di connettersi con noi e tra loro. Al giorno d’oggi questo è un aspetto fondamentale, anzi indispensabile. Proprio per questo abbiamo scelto un partner d’eccezione come l’UNINT.

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