La corsa all’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase: mentre governi e aziende competono per sviluppare sistemi sempre più potenti, aumentano anche gli appelli alla prudenza. Al centro del confronto ci sono soprattutto Stati Uniti e Cina, ma a sollevare dubbi sono proprio alcuni dei protagonisti della rivoluzione tecnologica.
«Chi vince nell’AI, vince», sostiene Donald Trump, che punta a difendere la leadership americana ed è contrario a un rallentamento che, secondo la sua posizione, potrebbe favorire Pechino, come riferisce la BBC.
Di diverso avviso è Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic. Secondo quanto riferisce la BBC, il manager sostiene che la velocità con cui aumentano le capacità dei modelli rende necessario guadagnare tempo per rafforzare i sistemi di sicurezza.
Amodei ha prospettato anche uno scenario estremo: entro pochi mesi, agenti di AI molto più potenti potrebbero arrivare a controllare parti di Internet.
Il timore non riguarda soltanto gli effetti esterni della tecnologia, ma anche il comportamento delle aziende che la sviluppano. Secondo quanto riferisce The Guardian, il ricercatore Jacob Coxon ha lasciato Anthropic accusando le aziende del settore di sacrificare la cautela nella competizione verso una possibile superintelligenza. Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment team di Anthropic, ha a sua volta riconosciuto la gravità dei rischi associati ai modelli più avanzati. Anche Bill Gates ha chiesto un maggiore coinvolgimento delle istituzioni: secondo il cofondatore di Microsoft, sicurezza e monitoraggio dovrebbero diventare obblighi per il settore, perché l’AI, nelle mani sbagliate, potrebbe provocare conseguenze estremamente gravi.
La proposta di Amodei non consiste però nell’abbandonare la competizione tecnologica.
Il suo obiettivo è mantenere il vantaggio degli Stati Uniti e dei loro alleati introducendo, allo stesso tempo, controlli sui chip, misure contro il furto dei modelli e standard di sicurezza più elevati. Per spiegare questa strategia, il manager di Anthropic richiama i trattati SALT, che durante la Guerra Fredda limitarono la corsa agli armamenti senza eliminare la competizione tra le superpotenze.
CNBC e BBC sostengono che il confronto assume così anche una dimensione diplomatica. Washington ha iniziato a utilizzare ufficialmente il termine “Super Intelligenza”, mentre Pechino ha mantenuto una posizione prudente. Nel frattempo, Stati Uniti e Cina hanno discusso la possibilità di creare un nuovo dialogo sull’AI, soprattutto in merito ai rischi legati alla sicurezza nazionale.
La questione resta quindi aperta: quanto può essere veloce la corsa all’intelligenza artificiale senza che la sicurezza rimanga indietro? La risposta coinvolge ormai non solo le aziende tecnologiche, ma anche governi, ricercatori e istituzioni internazionali


