sabato, 7 Marzo 2026
HomeGeneraliGuerra ai cartelli: vittoria strategica o rischio di escalation?

Guerra ai cartelli: vittoria strategica o rischio di escalation?

L’uccisione del leader di uno dei principali cartelli messicani riaccende il dibattito sull’efficacia delle strategie contro i vertici criminali e sulle possibili conseguenze in termini di instabilità e violenza.

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2026, le forze armate messicane hanno annunciato l’uccisione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto anche come El Mencho, uno dei narcotrafficanti più ricercati al mondo e leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG).

Secondo un’analisi del Los Angeles Times, Oseguera è morto mentre veniva trasportato in elicottero verso Città del Messico, dopo essere stato ferito in uno scontro a fuoco con l’esercito messicano. L’operazione, condotta nello Stato di Jalisco, a Tapalpa, ha ricevuto il supporto dell’intelligence statunitense: il Dipartimento di Stato di Washington aveva offerto una taglia di 15 milioni di dollari per informazioni che portassero all’arresto e alla condanna del narcotrafficante.

Come riportato dal quotidiano britannico The Guardian, l’organizzazione operava secondo un modello gerarchico, con un livello di militarizzazione elevato, di cui sono testimoni tattiche paramilitari e l’utilizzo di armamenti di alto calibro. Sotto la guida di El Mencho, il CJNG è divenuto una struttura criminale attiva a livello locale capace di influenzare più della metà dei 32 Stati messicani grazie alla violenza, alla corruzione e alla gestione delle principali rotte di transito verso il mercato nordamericano e internazionale.

La notizia ha scatenato violente reazioni: alla luce di quanto pubblicato da AP News, molte città del Messico hanno assistito a un numero elevato di blocchi stradali, incendi di veicoli, scontri armati e sospensioni di voli, con decine di vittime.

Da un punto di vista politico, la morte di El Mencho rappresenta una vittoria nella lotta del Governo messicano contro il narcotraffico. Come emerge da un’analisi di Reuters, l’operazione potrebbe incentivare faide interne e provocare un aumento della violenza tra fazioni interne al CJNG per la successione al potere.

Secondo quanto riportato da The New York Times, l’operazione messicana ha portato a un punto di svolta significativo nella strategia di contenimento del traffico di droghe e di altre sostanze verso il mercato nordamericano. Nel dibattito politico interno agli Stati Uniti, la vicenda ha riacceso il confronto tra chi sostiene un rafforzamento delle misure di sicurezza alla frontiera e chi propone una strategia fondata sulla cooperazione internazionale.

La morte del narcotrafficante genera inevitabilmente un impatto significativo sul futuro delle reti criminali transnazionali, sul traffico di sostanze illegali verso gli Stati Uniti e sulla sicurezza interna del Messico. È possibile che, a seguito della morte di una figura carismatica e temuta, si apra una fase violenta, caratterizzata da una forte instabilità, con conseguenze profonde per la società civile.

RELATED ARTICLES

In evidenza

I più letti