venerdì, 13 Marzo 2026
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America Latina, tramonta la “marea rosa”: la destra alla conquista del continente.

Dalle elezioni in Cile al consolidamento di Javier Milei in Argentina, il 2026 si delinea come l’anno della svolta conservatrice. Incalzati da crisi della sicurezza, stagnazione economica e corruzione, gli elettori abbandonano i governi di sinistra per affidarsi a leader di destra che promettono pugno di ferro e ricette radicali.

Il panorama politico dell’America Latina sta vivendo una trasformazione profonda che, dopo i successi conservatori del 2025, si appresta a consolidarsi definitivamente nel 2026. Se l’anno passato ha segnato il ritorno della destra con la vittoria di Javier Milei nelle elezioni di metà mandato in Argentina e la fine di quasi vent’anni di socialismo in Bolivia, i prossimi appuntamenti elettorali in Costa Rica, Perù, Colombia e Brasile potrebbero trasformare questa tendenza in una vera e propria “marea blu”. Secondo le analisi del Japan Times, entro la fine del 2026 le quattro maggiori economie della regione potrebbero essere tutte sotto la guida di governi di destra, lasciando il Messico come unico baluardo della sinistra.

Un simbolo potente di questa sintonia ideologica è stato l’incontro tra il neoeletto presidente cileno José Antonio Kast e Javier Milei, uniti da una visione comune, nonostante stili e temperamenti opposti. Kast, descritto come il leader più a destra dai tempi di Pinochet, ha costruito il suo consenso su una retorica di “ordine e sicurezza”, capitalizzando il malcontento verso il governo uscente di Gabriel Boric. Come riportato dall’Irish Times, Kast non ha mai nascosto la sua ammirazione per Augusto Pinochet, arrivando a dichiarare che, se il dittatore fosse ancora vivo, voterebbe per lui.

Le ragioni di questo spostamento a destra sono radicate in una frustrazione sociale diffusa. I dati di Latinobarometro evidenziano che nel 2024 la quota di cittadini che si posizionano a destra ha raggiunto il livello più alto dal 2002. Gli elettori chiedono risposte concrete contro l’insicurezza, la criminalità organizzata e il calo del tenore di vita. In Cile, ad esempio, la candidata della sinistra Jeannette Jara ha pagato il legame con un’amministrazione percepita come incapace di gestire l’irruzione delle reti internazionali del narcotraffico e la crisi migratoria venezuelana. Kast ha intercettato questi timori promettendo di schierare l’esercito, inasprire le pene e costruire 100.000 nuovi posti nelle carceri.

Tuttavia, gli osservatori si interrogano se questo fenomeno rappresenti un reale riallineamento ideologico o sia piuttosto l’ennesima manifestazione del “pendolo” elettorale latinoamericano. Un dato significativo emerge dalla storia recente: prima delle elezioni messicane del 2024, la regione ha registrato venti elezioni nazionali consecutive in cui il partito al governo è stato sconfitto, indipendentemente dal suo orientamento politico. Questa “fame di cambiamento” suggerisce che gli elettori stiano punendo l’inefficacia dei governi attuali piuttosto che abbracciare una specifica ideologia. Marta Lagos, direttrice di Latinobarometro, sottolinea come la destra estrema stia vincendo perché appare come l’unica opzione “non ancora testata”, a differenza della sinistra e della destra tradizionale che hanno già fallito nel ridurre le disuguaglianze strutturali.

Nonostante i tratti comuni, questa nuova destra non è un blocco monolitico. Si distinguono infatti diverse anime: da un lato l’approccio libertario di Milei, volto a smantellare il ruolo dello Stato nell’economia, dall’altro l’autoritarismo populista di figure come Nayib Bukele in El Salvador o lo stesso Kast, più focalizzati sul controllo sociale e sulla sicurezza. Inoltre, i nuovi leader dovranno confrontarsi con sfide pragmatiche, come il rinnovato interesse degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump per l’emisfero occidentale.

Il successo di questa “onda blu” dipenderà dalla capacità dei nuovi leader di produrre risultati rapidi e tangibili. Come rilevato dal Japan Times, se le economie continueranno a sottoperformare, sarà difficile costruire eredità politiche durature. In un contesto di estrema polarizzazione, il rischio è che anche questa nuova generazione di politici subisca la stessa sorte dei predecessori, in un ciclo continuo di scontento elettorale che non riesce a trovare stabilità.

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