venerdì, 19 Agosto 2022
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Ecuador: approvato dall’assemblea nazionale l’aborto in casi di violenza

Lo scorso giovedì 17 febbraio 2022 è stato approvato il progetto di legge che permette alle donne di abortire in caso di violenza sessuale

Lo scorso giovedì 17 febbraio 2022 è stato approvato il progetto di legge che permette alle donne di abortire in caso di violenza sessuale.

Sono 75 i voti raccolti dall’assemblea nazionale al nuovo disegno di legge a favore dell’aborto in casi di violenza sessuale, esattamente 5 voti in più rispetto al minimo richiesto. Questi risultati portano la speranza di fare la differenza nel paese latinoamericano per quanto riguarda i diritti delle donne. Su un totale di 130 voti, ai 75 voti favorevoli si aggiungono 41 voti contrari e 14 astenuti.

La proposta di legge non comporta la completa libertà ma permette alle donne rimaste incinte a seguito di una violenza sessuale di interrompere in modo volontario la gestazione fino ad un tempo limite che varia dalle 12 settimane dal concepimento fino alle 18 settimane qualora le vittime siano bambine, ragazze adolescenti o indigene.

Tutto ciò che le vittime dovranno fare per poter accedere all’intervento sarà compilare un modulo nel quale dichiarano di voler interrompere la gravidanza per motivi di violenza e fare degli esami medici per poter confermare di rientrare nei margini proposti dalla legge.

Inoltre, l’Assemblea Nazionale dichiara che i medici potranno esercitare il diritto di rifiutarsi di svolgere l’intervento qualora sia contrario ai propri principi etici e morali.

Non sono mancate, dopo la votazione dello scorso giovedì, manifestazioni da parte chi vede finalmente approvati i propri diritti e chi invece si dichiara pro-vita e reputa l’aborto come la scelta sbagliata anche in casi estremi come la violenza sessuale.

Fino ad oggi l’interruzione volontaria di gravidanza è stata considerata nel paese sudamericano del tutto illegale salvo in rarissimi casi come nelle gestazioni ad alto rischio per la vita della donna o in quelle frutto di violazioni su donne incapaci di intendere e di volere. L’aborto che non rientrava in questa norma era punito con un massimo di due anni di carcere per la donna ed un massimo di tre anni per gli eventuali accompagnatori o chiunque risulti complice dell’atto.

Occorre sottolineare che la legge non è ancora entrata in vigore ma che ora passerà nella mani del presidente ecuadoriano Guillermo Lasso, il quale ha affermato di non essere pro-aborto ma, allo stesso tempo, a favore di una sua regolarizzazione in alcuni casi specifici. Il presidente avrà 30 giorni per poter decidere se ratificare e pubblicare la normativa nella gazzetta ufficiale del paese. Sarà dunque soltanto nel mese di marzo che si avranno aggiornamenti a riguardo.

Alice Spinelli
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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