venerdì, 19 Agosto 2022
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Studenti stranieri scappano dall’Ucraina e denunciano razzismo e isolamento alla frontiera

In questi giorni di invasione molti studenti stranieri che cercano di scappare dal paese riportano di essere stati vittime di discriminazioni e violenze da parte delle autorità di frontiera

L’Ucraina, così come altri paesi dell’Europa orientale, è da molti anni meta di immigrazione da parte di cittadini stranieri provenienti perlopiù dall’Africa e dal Medio Oriente; questo perché il paese è rinomato per l’elevata qualità dei servizi che le università offrono agli studenti, in particolare a coloro che decidono di studiare nel campo scientifico e in facoltà come medicina e ingegneria. Inoltre, spesso gli studenti stranieri sono attratti dalle basse rette e dal basso costo della vita.

Purtroppo, i giovani che hanno iniziato a studiare in Ucraina e che sono stati costretti a lasciarla a causa dei costanti bombardamenti nelle città, hanno riportato a varie testate giornalistiche di essere stati considerati per ultimi al momento di attraversare il confine di alcuni paesi, come la Polonia.

Al Jazeera riporta la storia di Barlaney Mufaro Gurure, una studentessa di ingegneria aerospaziale proveniente dallo Zimbabwe, che al momento di oltrepassare il confine tra Krakovets e l’Europa occidentale dopo una fila di nove ore e quattro giorni estenuanti di viaggio, si è vista spingere di lato dalle autorità di controllo insieme ad altri quattro studenti africani che erano con lei poiché i cittadini ucraini avevano la precedenza. Dopo molte ore e innumerevoli richieste di essere lasciati passare, è stato concesso loro di attraversare il confine. 

Anche CNN riporta alcune testimonianze, tra cui quella di Rachel Onyegbule, una studentessa nigeriana al primo anno di medicina nella città di Lviv, che è rimasta bloccata al confine nella città di Shehyni, a circa 650 km dalla capitale Kyiv. La ragazza racconta di aver visto passare più di dieci autobus che facevano salire a bordo cittadini ucraini per farli scappare, e si aspettava che a un certo punto lo permettessero anche a lei e a chi era africano e si trovava nella sua stessa situazione. Tuttavia, è stato detto loro che non c’erano più mezzi e che avrebbero dovuto camminare. La ragazza spiega che le ragioni di questi comportamenti sono ovvie e che è stata costretta a restare al freddo e a non dormire per quattro giorni, ma alla fine è riuscita ad attraversare il confine con la Polonia.

Un racconto simile a questo è quello di Saakshi Ijantkar, uno studente indiano al quarto anno di medicina che ha denunciato discriminazioni da parte delle autorità. Il giovane racconta di come le persone siano bloccate tra i diversi checkpoint prima del confine, che sono tre. Per arrivare al confine è necessario camminare quattro o cinque km dal primo al secondo checkpoint, e, sebbene agli ucraini sia stato garantito il trasporto tramite taxi e autobus, questo diritto è stato negato a persone di altre nazionalità, soprattutto gli uomini, che sono stati costretti ad inginocchiarsi e pregare le autorità affinché venissero lasciati passare.

In seguito a questi eventi l’hashtag #AfricansinUkraine è diventato un trend su Twitter e sui social media, dove sono nate molte raccolte fondi per aiutare i cittadini stranieri ad oltrepassare il confine e per spingere i rispettivi governi ad aiutarli.

Megan Manduca
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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