Da lunedì 13 marzo Instagram è stato reso inaccessibile. L’azione è stata la conseguenza di una scelta, da parte di Mosca, di evitare l’appello alla violenza militare contro i russi sulle sue piattaforme. Instagram è apparso sulla lista stilata da Roskomnadzor delle «risorse online limitate».
Le piattaforme erano ampiamente utilizzate dai giovani russi e da molte aziende e attività commerciali che utilizzavano i social network come strumenti per pubblicizzare, sponsorizzare e comunicare con i clienti.
Come riporta la BBC, il proprietario di Instagram, Meta, ha permesso una serie di appelli alla violenza contro il presidente Putin e I suoi soldati, nonostante la mossa vada contro le politiche per la sicurezza del noto social network.
«In linea con l’attuale invasione dell’Ucraina abbiamo fatto un’eccezione temporanea per coloro che sono stati colpiti dalla guerra, per permettere loro di esprimere sentimenti violenti contro gli invasori», ha dichiarato ai microfoni della BBC un portavoce di Meta.
La nuova politica di sicurezza permetterebbe anche agli utenti di Russia, Polonia, e Ucraina di chiedere la morte dei presidenti Putin e Lukashenko.
Venerdì 11 marzo l’Ufficio del Procuratore Generale russo ha chiesto l’avvio di un’indagine penale contro Meta, parlando di propaganda e leggi sull’estremismo.
Un’analisi proposta da Olga Robinson della BBC riporta che le autorità russe minacciavano già da tempo di bloccare piattaforme come Facebook e Instagram. Attualmente, Mosca ha annunciato che quelle riportate dai social media sull’invasione in Ucraina non sono altro che “fake news”.