venerdì, 12 Agosto 2022
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Cina: continuano le violenze e le torture contro la minoranza degli uiguri

Nuovi documenti e testimonianze dei campi di prigionia nello Xinjiang contro la minoranza di religione musulmana che risiede nel nordovest della Cina

Da anni si stima che più di un milione di uiguri siano rinchiusi in campi di prigionia (definiti dal governo cinese come “campi di rieducazione”). Gli uiguri sono una minoranza turcofona musulmana, vivono nella regione dello Xinjiang, nel nordovest della Cina. Esiste una vera e propria campagna contro questa minoranza presentata dal governo cinese come una lotta al terrorismo, gli abusi nei loro confronti sono stati intensificati dal 2001 dopo l’attacco alle Torri gemelle.

Nonostante questi campi siano uno dei posti più vigilati al mondo, sono trapelati dei documenti e migliaia di fotografie provenienti da questi centri di detenzione. Già nel 2017 erano state diffuse notizie al di fuori della Cina sull’esistenza di questi “campi di rieducazione” con un unico obiettivo: eliminare gli uiguri. Le ultime notizie sono state rivelate grazie ad alcuni hacker che hanno attaccato i sistemi informatici della polizia della regione dello Xinjiang. I vari documenti sono stati ricevuti dalla BBC e, dopo diversi controlli sulla loro autenticità, sono stati pubblicati. I diversi documenti contengono informazioni su come funzionano i campi e le istruzioni su come uccidere chi tenta di scappare.

Sono state pubblicate più di 5mila foto di uiguri scattate dalla polizia dello Xinjiang tra gennaio 2018 e luglio 2018. Tra questi 5mila si può dimostrare come circa 3mila di loro sono stati detenuti nei campi di prigionia. Alcune fotografie mostrano le guardie in attesa con dei manganelli.

Dopo la pubblicazione dei documenti e delle foto, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha visitato la regione dello Xinjiang, dove è rimasta per sei giorni (dal 23 al 28 maggio 2022). Si teme che questa visita sia stata controllata dal governo cinese, inoltre è difficile poter visitare questa regione e chi riesce è sempre scortato da diverse autorità. Bachelet ha sottolineato come non si tratta di “un’indagine”, ma di una visita per promuovere il rispetto dei diritti umani nel paese. Nonostante in Cina siano ancora in vigore le misure anti-Covid, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nei sei giorni ha visitato un centro di detenzione nello Xinjiang e ha tenuto un discorso agli studenti dell’Università di Guangzhou. Malgrado la visita di Michelle Bachelet sia già avvenuta l’atteso rapporto sulle violazioni di Pechino non è stato ancora pubblicato.

Mentre il governo cinese ha sempre negato qualsiasi violenza contro la minoranza uigura, gli Stati Uniti affermano che si tratta addirittura di “genocidio”. Le autorità cinesi accusano la comunità uigura come fonte di tutti i loro problemi e nel corso degli ultimi anni, grazie alle foto satellitari, sono stati individuati centinaia di enormi campi di rieducazione nella regione dello Xinjiang, dove gli uiguri ormai vengono mandati senza processo.

Margherita Cali
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione (LM-94)
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