mercoledì, 28 Settembre 2022
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Dopo tre giorni di isolamento, inizia una nuova tregua a Gaza

Lo scorso fine settimana è stato segnato dagli scontri tra Israele e il gruppo armato PIJ nella Striscia di Gaza, in un’escalation che, ancora una volta, ha oltrepassato i confini dei due territori, riecheggiando in Cisgiordania, Iran ed Egitto

Venerdì 5 agosto la Striscia di Gaza si è trasformata in una polveriera, perché bersaglio dell’incursione militare lanciata da Israele che si è protratta fino alla scorsa domenica 7 agosto, quando l’accordo per un cessate il fuoco è entrato in vigore grazie alla mediazione egiziana. Almeno trecento i palestinesi feriti e quaranta le vittime, tra cui due comandanti del gruppo radicale Jihad Islamica Palestinese (PIJ), Taiseer al Jabari e Khaled Mansour, tra gli obiettivi dell’azione israeliana, battezzata “Breaking Down”. Oltre a questi, anche numerosi civili, tra cui bambini.

Fondata nel 1981, la Jihad Islamica, rappresenta il secondo principale schieramento della Striscia di Gaza dopo Hamas, con basi anche in Libano e Siria ed un proprio braccio armato attivo, le Brigate al-Quds. Ha preso parte a tutti gli scontri contro Israele e rientra tra le organizzazioni considerate “terroristiche” dall’Occidente, vedendo ricadere su di sé l’accusa di ricevere denaro e armi dall’Iran. Vicinanza che è stata confermata non solo dall’incontro tra il leader della PIJ, Ziad al-Nakhalah, e il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, tenutosi nonostante gli attacchi in corso, ma anche dalle parole di supporto spese dal generale iraniano, Hossein Salami, che ha affermato: «Siamo con voi in questo cammino fino alla fine, e facciamo sapere alla Palestina e ai palestinesi che non sono soli».

Nella notte tra venerdì e sabato, la Jihad Islamica ha attaccato Israele, anche se non si registrano vittime o particolari danni, poiché, come riporta il Guardian, molti dei razzi sarebbero stati intercettati dal sistema di difesa aerea Iron Dome.

La tregua di domenica è stata negoziata con il contributo di Egitto, Nazioni Unite e Qatar. Secondo la ricostruzione di Al Jazeera, tra le condizioni poste dalla Jihad Islamica, vi sarebbe il rilascio di due leader del gruppo detenuti a Israele, Khalil Awawda e Bassam al-Saadi, catturato a Jenin, in Cisgiordania, la scorsa settimana nel corso di un’azione che ha comportato in tutto diciannove arresti.

Nonostante il governo israeliano non si sia pronunciato in merito, Natasha Ghoneim, giornalista ed inviata da Gerusalemme Ovest per Al Jazeera, ha dichiarato come per gli israeliani questa operazione sia ormai conclusa, essendo riusciti a neutralizzare la Jihad Islamica uccidendone la maggior parte dei suoi membri, non l’intera leadership. Il timore era che il perpetrarsi delle incursioni potesse portare Hamas ad unirsi agli attacchi contro Israele, prendendo le difese del partito. Scongiurata questa prospettiva, non è rimasto che contrattare un cessate il fuoco per mettere sicurezza la propria gente da eventuali future ritorsioni palestinesi.

Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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