mercoledì, 28 Settembre 2022
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La crisi energetica spinge il ritorno del nucleare in Europa

A causa dell’aumento dei costi di importazione dell'energia in Europa, l'interesse per l'energia nucleare è in aumento e le nazioni si stanno impegnando per trovare fonti alternative

Gli investimenti nell’energia nucleare sono diminuiti dopo il disastro di Fukushima del 2011 in Giappone, il peggior incidente nucleare al mondo dai tempi di Chernobyl nel 1986, poiché i timori sulla sua sicurezza sono aumentati e i governi hanno avuto paura.

Ma dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la conseguente compressione delle forniture energetiche e la spinta dell’Europa a rinunciare al petrolio e al gas russi, si pensa sempre più al ritorno del nucleare.

I governi devono affrontare decisioni difficili con l’aumento delle bollette del gas e dell’elettricità e le scarse risorse che minacciano di causare sofferenze diffuse questo inverno.

Alcuni esperti sostengono che il nucleare non dovrebbe essere considerato un’opzione, ma altri sostengono che, di fronte a tante crisi, debba rimanere parte del mix energetico mondiale.

Ciò ha portato alcuni paesi che stavano cercando di eliminare il nucleare ad abbandonare quei piani, almeno a breve termine.

Meno di un mese dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, il Belgio ha ritardato di un decennio il suo piano di demolizione dell’energia nucleare nel 2025.

E anche in Germania, la più grande economia d’Europa, attenersi al nucleare non è più un argomento tabù, poiché la crisi energetica riaccende il dibattito sulla chiusura delle ultime tre centrali nucleari del paese entro la fine del 2022.

Berlino ha dichiarato il mese scorso che attenderà l’esito di uno “stress test” della rete elettrica nazionale prima di decidere se attenersi all’eliminazione graduale.

Un altro dei paesi che stanno riconsiderando l’energia nucleare è il Giappone, dove l’incidente del 2011 ha portato alla sospensione di molti reattori nucleari per timori sulla sicurezza.

E in Giappone, questa settimana il primo ministro Fumio Kishida ha chiesto una spinta per rilanciare l’industria nucleare del paese e costruire nuove centrali atomiche.

Ma l’esperto di clima ed energia di Greenpeace Germania, Gerald Neubauer, secondo quanto riportato su The Local, ha affermato che il passaggio al nucleare «non è una soluzione alla crisi energetica».

Ha affermato che l’energia nucleare avrebbe un’efficacia “limitata” nel sostituire il gas russo poiché è principalmente usato per il riscaldamento in Germania, non per la produzione di elettricità.

«I reattori risparmierebbero solo il gas utilizzato per l’elettricità, risparmierebbero meno dell’uno per cento del consumo di gas», ha aggiunto.

Ma secondo Nicolas Berghmans, esperto di energia e clima presso il think tank IDDRI, estendere l’uso del nucleare «può aiutare».

«L’Europa si trova in una situazione energetica molto diversa, con diverse crisi sovrapposte: il problema dell’approvvigionamento di gas russo, la siccità che ha ridotto la capacità delle dighe, la debole produzione delle centrali nucleari francesi», ha affermato.

La lobby pro-nucleare afferma che è una delle migliori opzioni al mondo per evitare il cambiamento climatico poiché non emette direttamente anidride carbonica.

Carlotta Monti
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione (LM94)
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