domenica, 4 Dicembre 2022
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Belgrado e Pristina di nuovo ai ferri corti: dimissioni di massa dei funzionari serbi

Questa volta a scatenare proteste di massa dei serbi in Kosovo sono state le regole sulle targhe imposte da Pristina

L’obbligo di adottare una targa appartenente allo stato del Kosovo quando ci si trova nel suddetto territorio non piace né ai cittadini serbi né tantomeno al loro governo, che decide di non riconoscere e implementare tale regola anche per ribadire la propria posizione politica avversa a riconoscere l’esistenza del Kosovo come stato indipendente.

Come riporta euronews, dopo l’avviso delle imminenti sanzioni pecuniarie per chi utilizzerà una targa serba sul territorio del Kosovo, i serbi residenti nel nord del paese hanno deciso di manifestare il loro dissenso con un’ondata di dimissioni fra le fila dei funzionari pubblici (giudici e forze dell’ordine in particolare) che si sono poi riuniti in una grande manifestazione nella località Mitrovica, dove i serbi sono la maggioranza dei residenti.

La disputa sulle targhe è solo l’ennesimo motivo di frizioni fra i due governi e fra i vari popoli della regione: nel nord del paese la presenza dei serbi ortodossi non è trascurabile e la convivenza con kosovari e albanesi di fede islamica non è mai stata facile. Secondo i residenti serbi, oltre alle tensioni sociali vi è la chiara intenzione del governo di Pristina di privare i serbi dei loro diritti con il fine ultimo di indurli a lasciare il paese.

Dopo le proteste di Mitrovica, che hanno anche visto alcuni momenti di tensione, il politico serbo Goran Rakić (dimissionario anche lui dalla carica di ministro per la comunità e il ritorno dei profughi) ha rincarato la dose ribadendo con forza che i serbi non si arrenderanno alle richieste delle autorità kosovare.

Pristina intanto non sembra voler cambiare le regole ed i kosovari si appellano al contingente della KFOR in caso di un inasprimento delle tensioni e di possibili rivolte più gravi.

Dall’Europa arriva il tentativo di calmare le acque con il consiglio per entrambi i paesi di evitare decisioni unilaterali e di cercare una soluzione a livello europeo, per evitare di vanificare anni di lavoro fatti per stabilizzare le relazioni.

Alessio Tibaldi
Studente di marketing per le relazioni internazionali
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