mercoledì, 29 Maggio 2024
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Bukele riprende la guerra contro le bande criminali: altri 2.000 detenuti spostati nel mega-carcere

Il presidente salvadoregno intensifica la guerra contro le Mara. Tramite i social lancia un secondo video in cui si vede il trasferimento di altri 2.000 detenuti

Il presidente della Repubblica di El Salvador, Nayib Bukele, che ha fatto dei social media la sua principale piattaforma politica, mercoledì 15 marzo ha lanciato un altro tweet: due brevi frasi, tra cui un messaggio ai suoi oppositori, e un video molto suggestivo.

L’annuncio riporta il trasferimento di altri 2.000 detenuti nel mega-carcere di massima sicurezza, inaugurato poco più di un mese fa, ancora una volta tramite una dichiarazione pubblicata dal presidente sulla piattaforma social.

La prossima settimana segnerà un anno da quando Bukele ha decretato un duro governo d’eccezione, ormai all’undicesima proroga, che limita i diritti e le libertà costituzionali in tutto il Paese.

Secondo quanto riferisce El Pais, sia la comunità internazionale sia le organizzazioni salvadoregne per i diritti umani hanno accusato il governo di ricorrere alla tortura, agli arresti arbitrari e alle sparizioni forzate nel suo attacco contro le cosiddette Mara (bande criminali nate negli USA e poi arrivate anche in alcune zone dell’America Centrale, tra cui El Salvador).

Il Governo, tuttavia, nelle sue risposte, si limita a fornire poche informazioni, vantando, inoltre, una riduzione memorabile della violenza. Difatti, al di là dei messaggi del presidente sui social media, non vengono rilasciate molte altre dichiarazioni.

Il video di mercoledì 15, della durata di meno di un minuto e mezzo, sembra il trailer di una serie Netflix. Sulle note di una musica da film d’azione, si ripetono scene di prigionieri ammanettati mani e piedi, vestiti con boxer bianchi, che lasciano in mostra i loro tatuaggi, uno dei segni distintivi della banda. Escono a testa china verso un autobus che li porta alla nuova prigione, dove sono accalcati come animali sul pavimento, in file interminabili di corpi schiacciati l’uno contro l’altro.

«Oggi, con una nuova operazione, abbiamo trasferito il secondo gruppo, che comprende 2.000 membri appartenenti a diverse bande, nel Centro di Confinamento per il Terrorismo (CECOT). Dopo questa operazione, sono 4.000 i membri delle gang che risiedono nella prigione più criticata al mondo», riporta il messaggio che accompagna il video pubblicato.

Meno di un mese fa, il presidente Bukele ha pubblicato un altro video simile con il primo trasferimento di prigionieri nell’enorme complesso carcerario situato alla periferia di San Salvador e descritto dal presidente come «la più grande prigione di tutta l’America». «Questa sarà la loro nuova casa, dove vivranno per decenni, mescolati tra loro, senza arrecare più danni alla popolazione», ha inoltre aggiunto in quella stessa occasione.

Le organizzazioni per i diritti umani del Paese hanno denunciato che solo un terzo dei detenuti ha legami comprovati con le bande. Gli altri, sostengono, sono il prodotto di una campagna di epurazione sociale, per guadagnare punti in vista delle elezioni del prossimo anno.

La strategia elettorale sembra funzionare per il presidente salvadoregno, che sta registrando i più alti indici di popolarità dal ritorno alla democrazia all’inizio degli anni ’90, dopo la sanguinosa guerra civile.

Gianluigi Micelli
Studente della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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