giovedì, 22 Febbraio 2024
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La Corte d’appello di Palermo ufficializza l’adozione gay: condannati Ministero dell’Interno e Comune

La Corte d’appello di Palermo ha stabilito che due coppie omogenitoriali che avevano adottato quattro bambini in Inghilterra possono essere registrate a tutti gli effetti in Italia come genitori dei minori

Lo scorso 16 novembre, la Corte d’appello di Palermo ha accolto i ricorsi di due famiglie arcobaleno che avevano adottato quattro bambini in Inghilterra. L’odissea era cominciata oltre 10 anni fa, nel 2012, quando una coppia formata da un cittadino italiano e uno inglese decideva di adottare due bambini britannici. Più tardi, nel 2015 e nel 2017, un’altra coppia, formata da un italiano e un francese seguiva la stessa procedura. Il problema principale era rappresentato dal fatto che l’adozione avvenuta negli stati che la permettono non poteva essere trascritta nei registri italiani a causa della legge vigente.

Tuttavia, il Comune di Palermo ignorava una serie di norme internazionali che riconoscono automaticamente la trascrizione dell’adozione fatta in un altro Paese, adducendo che non erano presenti chiare disposizioni da parte del Ministero dell’Interno. Tenendo presente il quadro normativo italiano, si fa invece riferimento alla legge 40/04, che sancisce la possibilità di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistite (PMA) soltanto per le coppie sterili o infertili con componenti maggiorenni, di sesso diverso e coniugati o conviventi in età potenzialmente fertile.

Le coppie si sono dunque rivolte alla Corte d’Appello di Palermo, che ha accolto i due ricorsi presentati da Rete Lenford, associazione di avvocati che si occupa della tutela dei diritti LGBTQIA+, condannando il Ministero dell’Interno e il Comune a pagare alle due coppie un risarcimento di oltre 5.000 euro. 

Casi simili erano stati resi noti lo scorso marzo, quando il Prefetto di Milano aveva chiesto lo stop delle trascrizioni dei certificati di nascita esteri dei figli nati da coppie omogenitoriali e, successivamente, gli uffici giudiziari di Padova avevano deciso di impugnare gli atti di nascita di 33 bambini figli di coppie di due madri registrati dal 2017 ad oggi, in ottemperanza alla circolare n. 3/23. Lo scopo era quello di cancellare dai certificati di nascita i nomi delle madri non biologiche, così come i cognomi di queste ultime attribuiti ai figli. Il sindaco di Padova Sergio Giordani ha continuato comunque a trascrivere i bambini nati da coppie omogenitoriali e, in una recente intervista per La Repubblica, dichiarava:« L’interesse del minore viene prima di tutto: l’idea che a dei piccoli siano negati diritti fondamentali e che siano esposti a gravi discriminazioni è inaccettabile anche moralmente»

La sentenza rappresenta un importante step verso l’allineamento con gli altri stati dell’UE, dal momento che ad oggi solo Italia, Ungheria e Polonia non riconoscono i figli di coppie omogenitoriali fin dalla nascita. La circolare n. 3/23, inoltre, era stata condannata dall’UE, quando l’Eurocamera aveva approvato l’emendamento al testo della Risoluzione sullo Stato di Diritto, a causa delle istruzioni date dal governo italiano al Comune di Milano di sospendere la registrazione delle adozioni delle coppie omogenitoriali. 

 

Vanessa Rosa
Studentessa della facoltà di Economia (Marketing ed export digitale)
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