giovedì, 25 Luglio 2024
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Armi nucleari: aumentata la spesa globale  

La spesa per le armi nucleari è aumentata del 34%, ovvero 23,2 miliardi di dollari secondo il gruppo ICAN. Stati Uniti e Cina i maggiori spender

Tutte e nove le nazioni dotate di armi nucleari stanno spendendo sempre di più sui loro arsenali, secondo quanto riferisce il gruppo International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Solo nel corso del 2023, è stato stimato che la spesa è aumentata del 13%, raggiungendo la cifra record di 91.4 miliardi di dollari. L’aumento è dovuto principalmente all’aumento dei bilanci sulla difesa negli Stati Uniti, che ha stanziato 51.5 miliardi sul suo arsenale, come riporta il Guardian. Seguono la Cina, con 11.9 miliardi di dollari, e la Russia, con 8.3 miliardi, in una tendenza destinata a crescere. Secondo Susy Snyder, una delle autrici della ricerca, si prevede infatti che la spesa a livello globale supererà i 100 miliardi di dollari nel 2024. 

Nel suo rapporto annuale, La Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha riscontrato una riduzione nella trasparenza nei dibattiti riguardanti gli accordi sulle armi nucleari tra Stati Uniti e Russia, che possiedono il 90% di tutte le armi nucleari. Le tensioni tra le due potenze nucleari si sono manifestate con la sospensione del dialogo bilaterale sulla stabilità strategica da parte di Washington e l’abbandono del trattato New START da parte di Mosca, secondo quanto riporta Al Jazeera.

In risposta alle minacce provenienti da Russia, Cina e Corea del Nord, il segretario della NATO Jens Stoltenberg ha riferito che i paesi dell’Alleanza valutano la possibilità di un ulteriore dispiegamento di armi nucleari. È importante che la NATO comunichi un messaggio diretto. «Siamo un’alleanza nucleare», ha dichiarato il segretario durante un’intervista, come riferisce Politico. Dei 32 paesi membri, sono tre le potenze nucleari, Stati Uniti, Francia e Regno Unito, mentre altri paesi, tra cui Belgio, Germania, Italia e Turchia ospitano armi nucleari tattiche americane sul loro territorio. 

Non si è fatta attendere la risposta di Mosca, che ha definito la retorica usata dal segretario NATO una “escalation della tensione”. Secondo Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, i commenti di Stoltenberg contraddicono il comunicato rilasciato durante la recente Conferenza in Svizzera, secondo il quale qualsiasi minaccia o uso di armi nucleari nel contesto ucraino sarebbe inammissibile. Nonostante le affermazioni secondo cui la Russia avrebbe dispiegato armi nucleari nel territorio bielorusso, la SIPRI non ha trovato prove conclusivo sull’effettivo schieramento delle testate, riporta Al Jazeera. 

Per quanto riguarda la Cina, invece, lo studioso Tong Zhao ha affermato in un saggio pubblicato su Foreign Affairs che l’espansione nucleare si svolge nella convinzione del leader cinese Xi Jinping dell’attuazione di un “controbilanciamento strategico” che mira a costringere gli Stati Uniti ad una posizione più accomodante nei confronti della Cina. L’ampliamento numerico dell’inventario e la diversificazione dei sistemi di lancio, con l’inclusione di testate a bassa potenza, garantirebbero a Pechino la capacità di rispondere simmetricamente anche agli attacchi statunitensi con portata limitata, ponendo l’onere di un’ulteriore escalation sugli Stati Uniti. 

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