venerdì, 17 Aprile 2026
HomeNotizie dal mondoEuropaUngheria al voto: cambia il volto del Paese

Ungheria al voto: cambia il volto del Paese

Dopo anni di governo di Viktor Orbán, l’Ungheria sceglie il cambiamento con la vittoria di Péter Magyar. Un risultato che ridefinisce gli equilibri politici interni e il rapporto del Paese con l’Europa.

Le elezioni parlamentari svoltesi il 12 aprile 2026 in Ungheria segnano una svolta storica per il Paese e per l’intera Europa. Dopo sedici anni di governo, il primo ministro Viktor Orbán è stato sconfitto dal leader dell’opposizione Péter Magyar, ponendo fine a uno dei più controversi mandati alla guida del Paese.

La vittoria del partito Tisza guidato dal nuovo leader politico è stata netta: secondo Reuters, la coalizione ha ottenuto fino a due terzi dei seggi, soglia che consente di attuare modifiche costituzionali.

Uno degli elementi più rilevanti delle elezioni nel Paese è stata l’affluenza elettorale, circa il 79%, la più alta nella storia ungherese. Il dato riflette una forte mobilitazione dell’elettorato, accompagnata dal desiderio di un cambiamento dopo anni di governo caratterizzati da episodi di corruzione e tensioni con l’Unione europea.

Come riporta The Guardian, Viktor Orbán era diventato il simbolo della “democrazia illiberale”, contrassegnata da un forte controllo delle istituzioni, del sistema giudiziario e dei media.  Pertanto, il messaggio di rinnovamento democratico promosso da Magyar nella sua campagna elettorale si è fondato su una forte critica al sistema costruito dal leader precedente, proponendo una visione alternativa basata sul rafforzamento delle istituzioni democratiche e sulla lotta alla corruzione.

Il risultato è stato accolto positivamente da molti leader europei, che vedono nella vittoria di Magyar un’opportunità per rafforzare i valori democratici e riallacciare i rapporti con Bruxelles, come confermato da Le Monde.

Secondo Carsten Schneider, politologo e rettore della Central European University, chiusa da Orbán nel 2017, ci saranno delle «enormi differenze» rispetto al passato, pur non essendo Magyar un politico di sinistra. «È impensabile che ci sia una continuità» afferma, intervistato da elDiario.es.

Tuttavia, non sarà possibile neanche un vasto ampliamento del welfare, in quanto «lo stato dell’economia è catastrofico, e questo è stato uno dei fattori che hanno contribuito al successo elettorale di Magyar».

Il cammino del successore di Orbán è quello di «riorientare l’Ungheria verso l’Occidente», cercando di non ostacolare o porre il veto a molte delle decisioni prese a Bruxelles, senza che questo significhi «dover dire sempre sì all’Unione Europea». Magyar, infatti, si oppone sia all’entrata dell’Ucraina nell’Unione, sia all’invio di armi a Kyiv, pur avendo riconosciuto Putin come aggressore nella guerra con l’Ucraina, a differenza di quanto aveva fatto il suo predecessore.

Le relazioni tra Russia e Ungheria, d’ora in avanti, saranno “pragmatiche” come ha annunciato lo stesso Magyar, parlando di un rispetto reciproco che non contempla per forza la «simpatia reciproca» tra i due Stati. «Ciò non toglie però che si debba smettere di utilizzare il petrolio russo da un giorno all’altro» chiarisce il nuovo primo ministro ungherese, ma che «bisogna fare buon uso delle risorse dell’Unione europea».

Dopo sedici anni, la strada dell’Ungheria verso l’Europa sembra spianata.

Teresa Centrone, Laura Vargiu

RELATED ARTICLES

In evidenza

I più letti