Nel 2021, in seguito a una rapida offensiva e all’assenza di resistenza da parte delle forze di polizia, i talebani hanno nuovamente preso il potere in Afghanistan, conquistando Kabul il 15 agosto. Con la fuga dell’ex presidente Ashraf Ghani, il crollo del governo è divenuto definitivo e da quel momento il nuovo regime ha apportato diversi cambiamenti, trasformando il Paese in uno stato teocratico a tutti gli effetti.
Come illustrato in un report di Amnesty International, il nuovo Codice penale è particolarmente repressivo nei confronti delle minoranze etniche e religiose e delle donne; la violenza domestica, infatti, viene ora punita solo se la vittima presenta danni fisici gravi. Altri elementi che preoccupano la comunità internazionale sono la disparità delle pene in base allo status sociale, la legalizzazione della tortura e il riconoscimento della schiavitù.
Tuttavia, come riporta ABC News, il Paese non sta affrontando solo una crisi dei diritti umani. Kabul sta attraversando una crisi idrica senza precedenti: la capitale conta circa 5 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali non dispone di acqua corrente e deve fare affidamento sui pozzi, sempre più aridi. Nonostante l’aumento della popolazione e una maggiore urbanizzazione fossero già un campanello d’allarme, il cambiamento climatico ha aggravato ulteriormente la situazione: la siccità sempre più frequente impedisce la ricarica delle falde acquifere, mentre le piogge incessanti provocano alluvioni.
Secondo il report dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), tra il 26 marzo e il 6 aprile si sono verificate alluvioni che hanno colpito circa un terzo del paese, causando vittime e danni a infrastrutture, abitazioni e terreni agricoli. Numerosi enti, tra cui lo stesso OCHA, sono intervenuti per fornire aiuti umanitari alla popolazione, garantendo generi alimentari, servizi igienici, rifugi di emergenza e assistenza in denaro.
Un altro elemento con cui l’Afghanistan deve convivere è l’elevata sismicità del territorio, in particolare nell’area nord-orientale. La catena dell’Hindu Kush è stata colpita da tre forti terremoti, l’ultimo dei quali, di magnitudo 5.8, è avvenuto il 3 aprile, secondo Associated Press. Nel novembre 2025, un terremoto di magnitudo 6.3 aveva già colpito la provincia di Balkh, nel nord del Paese, causando numerose vittime e danneggiando la Moschea Blu di Mazar-e-Sharif, capitale della regione, secondo quanto affermato da Associated Press. Precedentemente, nell’agosto dello stesso anno, un terremoto di magnitudo 6.0 aveva provocato oltre 1400 vittime nella provincia di Kunar, dove i soccorsi sono stati ostacolati dal territorio montuoso, riporta Associated Press.
Nel complesso, la situazione dell’Afghanistan è estremamente drammatica: la comunità internazionale segue con preoccupazione le sorti di un Paese apparentemente dimenticato, costretto tra repressione e catastrofi naturali, nella speranza di garantire alla popolazione un futuro più stabile.


