Da diversi anni i partiti di estrema destra sono protagonisti di un’ascesa che non accenna a rallentare. Il maggiore sostegno da parte dell’elettorato europeo si è registrato tra il 2023 e il 2025, come riporta una ricerca pubblicata dal Guardian, secondo cui nel 2025 il partito tedesco Alternative für Deutschland (AfD) ha raddoppiato i consensi, diventando il secondo partito più grande del Paese. In Francia, invece, Rassemblement National è diventato il primo partito del Parlamento francese. Si registra un’impennata di consensi anche per Chega, partito portoghese di estrema destra, così come per Reform UK di Nigel Farage e per altri partiti del medesimo orientamento in Austria e Belgio.
Attualmente, in Europa, i partiti di destra radicale fanno parte delle coalizioni di governo in Croazia, Repubblica Ceca, Italia e Finlandia, e sostengono un governo di minoranza di destra in Svezia.
Antonella Marty, politologa argentina citata da El País, evidenzia la teatralità che caratterizza lo stile comunicativo di questi leader, l’uso dell’iperbole come forma di comicità per fare leva sulle emozioni dell’elettorato. Trump, Milei e Bukele, presidente di El Salvador, sono solo alcuni esempi. «Non cercano di convincere le persone» dice Marty «ma di suscitare un forte impatto. Non cercano di costruire, ma di distruggere. È per questo che i loro militanti ed elettori li seguono: per ciò che promettono di annientare». La scena di Milei con la motosega durante un comizio, diventata virale, è un esempio delle dinamiche descritte da Marty.
L’ascesa della destra estrema a livello globale è paragonata a una vera e propria epidemia, che in questo momento si trova «nella fase di sviluppo maggiore» secondo lo studioso argentino Franco Delle Donne, menzionato dal quotidiano spagnolo. La sfida portata avanti da queste destre spinge sul risentimento provocato dal fallimento del neoliberalismo e sulla percezione di un futuro compromesso. L’idea è quella di riportare la società indietro nel tempo «per una nostalgia di un passato dorato che non è mai davvero esistito». «Il liberalismo ha vinto contro la monarchia, il comunismo e il fascismo» premette lo studioso, ma «Trump è l’espressione dei problemi del liberalismo».
Secondo l’European Policy Centre, queste destre vengono danneggiate dalle conseguenze delle loro scelte politiche una volta al governo. Tuttavia, anche quando singoli partiti perdono consensi, ci sono sempre altri partiti più a destra pronti ad accogliere quello stesso elettorato deluso. I fattori che portano a una continua rigenerazione di movimenti anti-establishment sono solitamente gli stessi: inflazione, sfiducia nelle istituzioni, immigrazione e concorrenza economica globale.
A rimetterci, secondo Delle Donne, è sempre la democrazia. Se la destra radicale «la corrode dall’interno», l’estrema destra «è rivoluzionaria e la vuole abolire», afferma.
Tuttavia, la responsabilità del fenomeno non è attribuita al fronte democratico, anche se c’è un «vuoto lasciato dalla debacle politica della sinistra», uno spazio che ha permesso a dei «multimilionari negli Stati Uniti di presentarsi come difensori degli interessi di operai e di semplici impiegati», in quella che Delle Donne definisce «una truffa» le cui conseguenze hanno portato al potere un magnate come Trump.
La strada per il cambiamento appare tutt’altro che agevole.


