giovedì, 24 Settembre 2026
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Il destino di Cuba si gioca ben oltre i suoi confini

Dalla rinnovata pressione di Washington agli aiuti di Cina e Russia. Dalla crisi energetica agli investimenti esteri. Tra Washington, Pechino e Mosca ci si spartisce il futuro dell'isola

Gli Stati Uniti aumentano la pressione su Cuba con l’obiettivo di prendere in mano le poche aree strategiche dell’economia dell’isola, consegnando ad aziende statunitensi posizioni privilegiate in cambio di petrolio, di cui Cuba ha fortemente bisogno.

Nell’ambito di una trattativa con il regime castrista, che non avrebbe portato a un accordo, l’amministrazione Trump avrebbe proposto la privatizzazione di Cupet, l’azienda di Stato cubana che si occupa di produzione e distribuzione del petrolio. Secondo Abc, la proposta mirava a preparare il terreno all’ingresso di aziende statunitensi nell’economia dell’isola, in un parallelismo con gli anni precedenti al 1959, quando il capitale USA aveva una forte presenza nei settori chiave di Cuba.

Quello attuale è un periodo storico estremamente difficile per il Paese, messo in ginocchio dagli enormi blackout e dalla carenza di personale medico, situazione ulteriormente aggravata dal blocco petrolifero imposto dagli USA, che vorrebbero reindirizzare l’economia cubana verso il mercato nordamericano. Come ricorda Abc, nel corso degli anni Cuba ha infatti basato la propria sopravvivenza economica prima sull’Unione Sovietica, poi sul Venezuela e infine, sempre più fortemente, su Russia e Cina. Gli USA vorrebbero dunque invertire la rotta, tanto a livello economico quanto politico. È andata avanti per mesi la trattativa di Donald Trump con il regime castrista, con il duplice obiettivo di spodestare l’attuale presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, incapace per Washington di traghettare l’isola fuori dalla crisi, in cambio di petrolio statunitense e capitale straniero per rimettere in piedi il sistema energetico cubano. Secondo Abc, tuttavia, la trattativa si sarebbe conclusa senza un accordo.

Dopo la cattura di Nicolás Maduro e la conseguente presa di controllo da parte degli USA delle esportazioni di petrolio venezuelano, Cuba è stata trascinata in una crisi energetica che ha portato a un innalzamento repentino dei prezzi del carburante, con una riduzione drastica dei trasporti pubblici e rischi per il funzionamento degli ospedali in tutto il Paese, come riporta il Monthly Review Magazine. In questro contesto geopolitico, Trump aveva minacciato l’Avana, affermando che Cuba sarebbe stata «la prossima». Il 21 maggio, dopo l’incriminazione di Raúl Castro da parte degli USA, Russia e Cina hanno espresso sostegno a Cuba: «Continueremo a fornire il maggior supporto al popolo cubano, a noi fraterno, in questo periodo di estrema difficoltà», ha affermato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, mentre il suo omologo cinese assicurava che «la Cina sostiene con fermezza Cuba nella tutela della sua sovranità e dignità nazionale e si oppone alle interferenze esterne», come riporta il Daily Tribune. Poco tempo dopo, infatti, la Russia consegnava sull’isola 730.000 barili di petrolio greggio, e la Cina oltre 15.000 tonnellate di riso.

In passato, l’isola ha cercato fonti alternative alle importazioni, che le consentissero di garantirsi l’approvvigionamento energetico. Come ricorda la CNN, negli anni Ottanta Fidel Castro avviò un progetto finanziato con l’aiuto dell’URSS per la costruzione di una centrale nucleare a Juraguá, un villaggio nella provincia di Cienfuegos. Tuttavia, il progetto non vide mai la luce a causa dell’opposizione degli USA, cui seguirono il disastro di Chernobyl e la dissoluzione dell’URSS nel 1991.

Attualmente, tra la crisi energetica interna, la pressione esterna degli USA e il ruolo strategico di Mosca e Pechino, Cuba resta in balìa dei grandi della Terra.

Autore

  • Laura Vargiu

    Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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