sabato, 15 Agosto 2026

L’algoritmo del consenso

I politici la usano per promuoversi, i cittadini per informarsi: l’IA può essere un punto d’incontro tra politica ed elettorato, senza dimenticare i rischi di squilibri sociali.

L’uso dell’intelligenza artificiale si sta diffondendo in modo sempre più capillare nei processi decisionali, nelle istituzioni e nel mondo della politica.

Secondo quanto riporta El País, l’IA promette risultati già visibili nella pratica: efficienza operativa, produttività, trasformazione settoriale e servizi migliori per i cittadini. Ciononostante, resta un quesito etico a cui è necessario rispondere, e riguarda l’intelligenza umana. Se è infatti vero che, in Paesi come l’America Latina, l’IA può rappresentare un grande aiuto in termini di sviluppo territoriale, riduzione dei divari sociali ed economici, aumento della produttività e miglioramento delle infrastrutture tecnologiche, è altresì necessario considerare gli svantaggi creati da tale tecnologia. Questa tecnologia può infatti, a seconda del contesto, concentrare i benefici, aumentare il precariato, ridurre la partecipazione cittadina e automatizzare le decisioni.

Secondo la rete di informazione statunitense NPR, negli USA la politica utilizza l’IA per conversare con i propri elettori. Esistono piattaforme basate sull’intelligenza artificiale che consentono a chi lo desidera di addestrare dei bot a imitare lo stile dei candidati politici nei messaggi di testo, così da poter conversare con migliaia di potenziali elettori contemporaneamente. Tali bot vengono utilizzati specialmente per le campagne elettorali: il sistema raccoglie tutte le informazioni utili, memorizzando ciò che ogni elettore si aspetta dal candidato alla carica politica, consentendo al candidato di modellare la propria campagna elettorale seguendo i dati e le informazioni raccolte. Aaron Sheeks, CEO di Akillion, una piattaforma di intelligenza artificiale che consente agli utenti di gestire i propri bot, conferma che gran parte della sua clientela è formata da politici, ai quali offre la possibilità di disporre di un «“dipendente” basato sull’IA, capace di rispondere a domande sulla riforma della polizia, sull’istruzione o sulle modifiche fiscali».

Finora, secondo gli esperti, sono i Repubblicani ad avere fatto un uso maggiore dell’intelligenza artificiale, rispetto ai Democratici.  

Restano comunque tanti nodi da sciogliere. Uno di questi riguarda l’uso che i cittadini fanno dell’IA per informarsi sulle prossime elezioni: date, orari, modalità, candidati, tutti aspetti essenziali sui quali non sono ammissibili errori da parte della macchina. È quanto sta attualmente succedendo negli Stati Uniti, in vista soprattutto delle elezioni di midterm. Abc news riporta l’invito di funzionari statali alla cautela, nel timore che l’IA non sia sufficientemente accurata nel fornire le informazioni richieste. D’altra parte, le aziende che si occupano di intelligenza artificiale assicurano di stare lavorando per fornire informazioni imparziali e migliorare la capacità dei propri chatbot di trattare argomenti relativi alle elezioni.

In fin dei conti, dipende tutto dall’uso che se ne fa di tali nuove tecnologie, che possono anche essere utilizzate come ausilio per migliorare le politiche pubbliche, come accade in Cile. Il Paese sudamericano, infatti, utilizza sistemi di monitoraggio per individuare eventuali minacce contro il servizio elettorale, rivelando che la violenza politica sulle piattaforme digitali colpisce in modo particolare le candidate e le altre donne che partecipano alla vita pubblica, come riporta un articolo dell’ONU.

Pertanto, a seconda dei metodi utilizzati, è possibile migliorare la legislazione e l’efficacia delle politiche pubbliche.

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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