sabato, 20 Agosto 2022
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“Summit for democracy”: chi ha partecipato e quali sono gli obiettivi?

Il 9 e il 10 dicembre si è svolto, tramite collegamento video, il "Summit for democracy": organizzato dalla Casa Bianca, sono stati invitati 111 Paesi per definire un'agenda positiva per il rinnovamento democratico

Il 9 ed il 10 dicembre, il Presidente Biden ha tenuto il primo dei due vertici per la democrazia che ha riunito esponenti del governo, della società civile e del settore privato di diversi Paesi nel comune sforzo di definire un’agenda positiva per il rinnovamento democratico e per affrontare le maggiori minacce alle democrazie odierne.

Con l’intento di “coinvolgere tutti i Paesi che mostrano una genuina volontà di assumere impegni a sostegno degli obiettivi del Vertice” l’amministrazione Biden ha invitato a partecipare 111 leader da tutto il mondo, di cui solo 80 hanno preso parte all’incontro virtuale.

Analizzando la lista dei partecipanti, si nota che: l’unico Paese dell’UE che non è stato invitato è l’Ungheria; dall’Europa, inoltre, manca la Bosnia-Erzegovina; i soli Stati mediorientali a partecipare sono Iraq ed Israele; dall’Asia, invece, vi sono innumerevoli invitati come Vietnam, Pakistan -anche se quest’ultimo l’8 dicembre si è ritirato dal vertice, senza fornire una motivazione- e Taiwan ma anche due grandi assenti, Russia e Cina.

In riferimento a questi ultimi due Paesi, i rispettivi ambasciatori presenti a Washington hanno pubblicato un commento congiunto su National Interest, rivista americana di relazioni internazionali, denunciando l’amministrazione Biden per aver adottato una “mentalità da guerra fredda” divisiva e sostenendo che i loro Stati hanno, semplicemente, altri modelli di democrazia.

Statua dello scultore Lawrence Lemaoana, intitolata “Democracy is Dialogue”. Fonte wikimedia commons.

Durante il vertice sono state stabilite diverse iniziative che dovranno essere intraprese nell’“anno di azione da parte dei partecipanti per rendere le democrazie più reattive e resilienti e per costruire una più ampia comunità di partner impegnati nel rinnovamento democratico globale”: “dopo la consultazione, il coordinamento, l’azione e la consegna dei risultati nei mesi successivi, il Presidente ospiterà un vertice di persona circa un anno dopo” per “fare il punto sui progressi compiuti e tracciare un percorso comune da percorrere”.

Per questo motivo, aprendo il vertice, Biden ha annunciato lo stanziamento di 424 milioni di dollari per una serie di iniziative volte a dare sostegno concreto ai diritti civili, nei luoghi in cui sono più combattuti.

Tra tali iniziative troviamo l’istituzione di un fondo gestito da “esperti di media internazionali di spicco” per sostenere i media indipendenti nei luoghi in cui sono minacciati.

L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USaid) istituirà, inoltre, un “fondo per la difesa dalla diffamazione” globale per fornire e assicurare una copertura di responsabilità ai giornalisti investigativi contro quelle che Biden ha descritto come “cause fastidiose progettate per impedire loro di svolgere il loro lavoro vitale in tutto il mondo“.

Un altro focus sull’iniziativa pro-democrazia di Biden è la lotta alla corruzione, ragion per cui la USaid gestirà una serie di progetti con il fine di monitorare le reti di corruzione e di proteggere gli informatori, i gruppi della società civile e, in generale, le persone che combattono la corruzione nei loro paesi d’origine.

Alla vigilia del vertice, la Casa Bianca ha pubblicato un foglio informativo su ciò che l’amministrazione sta facendo per sostenere le norme democratiche negli Stati Uniti, incluso il raddoppiamento del numero di avvocati per i diritti di voto nel dipartimento di giustizia e il miglioramento dell’accesso alla registrazione degli elettori.

Laura Ponte
Studentessa della Facoltà di Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale
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