domenica, 4 Dicembre 2022
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Il ricatto degli animalisti: il Prosciutto di Parma scompare dai supermercati inglesi

Data l’insoddisfacente risposta della Commissione europea, le proteste degli animalisti inglesi non sembrano intenzionate a placarsi con ripercussioni anche sul mercato italiano

Il 7 luglio 2022, la Compassion in Word Farming (CIWF), associazione no profit che da anni si batte per la protezione e il benessere degli animali allevati a scopo alimentare, ha pubblicato un’indagine condotta negli scorsi mesi e volta a testimoniare le condizioni dei maiali in fattorie italiane, spagnole, francesi e polacche. Attraverso i filmati di alcune videocamere piazzate sul posto, è emerso come questi fossero costretti a passare settimane intere entro gabbie così piccole da ostacolare qualsiasi altro movimento che non fosse il semplice stare in piedi e mettersi sdraiati.  

Le scrofe, in particolar modo, sono tenute in isolamento estremo e ciò che si è ipotizzato è che all’85% degli esemplari cresciuti nelle aziende europee venga riservato lo stesso trattamento. Secondo il report, giacciono tra escrementi e urina, incapaci di nutrire i cuccioli proprio a causa dello spazio estremamente ridotto. Lo stress che ciò comporta traspare da alcuni loro comportamenti, come il fatto di sbattere continuamente contro le sbarre e masticare l’aria.

La ragione per cui si è scelto di svolgere una simile ricerca ricade su una promessa della Commissione europea che, lo scorso anno, ha affermato di voler porre fine alla pratica degli allevamenti intensivi, prospettando l’adozione di nuove norme a riguardo. Si tratta della reazione all’iniziativa “End the Cage Age”, l’ennesima guidata da CIWF, per cui sono state raccolte 1.4 milioni di firme in tutta l’Unione Europea. Eppure, i tentativi fatti finora non sembrano aver portato a significativi progressi.

Sebbene nel Regno Unito e in Svezia la pratica sia vietata, resta legale nel resto dei paesi europei. È proprio contro il suo perdurare che si schierano gli animalisti inglesi, intimando ai supermercati del paese di smettere di vendere prosciutti ottenuti con metodi non rispettosi della vita degli animali, tra cui anche il Prosciutto di Parma.

Il British Retail Consortium ha asserito che i rivenditori nazionali sono particolarmente attenti nel pretendere il rispetto di standard elevati di produzione, specialmente per quanto riguarda la carne suina. Ma questo controllo sembra esser alquanto limitato se si considera quanto emerso dalla ricerca di CIWF, dal momento che il Regno Unito figura come il principale importatore a livello europeo del Prosciutto di Parma.

Le reazioni non si sono fatte attendere a lungo. La catena di supermercati Waitrose ha fatto sapere che intende assicurarsi che tutte le sue aziende agricole cessino completamente di impiegare le gabbie entro il 2025, mentre da Sainsbudy sarà impossibile trovare il prosciutto di Bayonne, marchio francese le cui tecniche di allevamento appaiono devastanti nell’ottica della tutela degli animali.

Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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