martedì, 6 Dicembre 2022
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Il Brasile perde il 40% del talento dei bambini

La Banca Mondiale stima che il PIL del Brasile potrebbe aumentare notevolmente se i bambini sviluppassero il loro pieno potenziale e il Paese raggiungesse la piena occupazione

Un bambino che vive per strada e non va a scuola e un giovane neolaureato di colore che non riesce a trovare lavoro sono la metafora di ciò che sta accadendo in Brasile: entrambi, infatti, fanno parte dei talenti che ogni giorno spreca il Paese.

Un bambino brasiliano nato nel 2019 dovrebbe raggiungere, in media, solo il 60% del proprio capitale umano (l’insieme delle competenze che gli individui accumulano nel corso della vita) quando compirà 18 anni, calcola uno studio senza precedenti della Banca Mondiale. Ciò significa che il 40% degli altri bambini è escluso, nella media nazionale. Il capitale umano è fondamentale per gli individui, dato che determina il livello di reddito e le opportunità di lavoro che una persona avrà nel corso della sua vita. E ha anche un impatto sulla produttività del Paese, sul PIL e sulla capacità di generare ricchezza.

La Banca Mondiale, come riferisce la BBC, richiama anche l’attenzione sulla disuguaglianza razziale nello sviluppo del potenziale dei brasiliani; la produttività prevista di un bambino bianco nel 2019 era del 63%, rispetto al 56% di un bambino afrobrasiliano e al 52% di un bambino indigeno. E, purtroppo, questa disuguaglianza sta aumentando nel tempo.

Negli angoli più vulnerabili del Paese lo spreco di potenziale ha superato il 55% prima della pandemia e con la crisi sanitaria la situazione è peggiorata: in soli due anni il Brasile “ha buttato” dieci anni di progressi nell’accumulazione di capitale umano per le generazioni future. Nel settore dell’istruzione, infatti, durante la pandemia le scuole sono state chiuse per 78 settimane, una delle chiusure più lunghe del mondo. Di conseguenza, il numero di bambini che non sanno leggere e scrivere è aumentato di 15 punti percentuali tra il 2019 e il 2021, rileva lo studio della Banca Mondiale.

Con tutto questo, secondo quanto riporta la BBC, l’indice di capitale umano del Brasile è sceso dal 60% al 54% negli ultimi 3 anni, tornando al livello del 2009.

Il Brasile, con un indice di capitale umano di 0,60, è al di sotto dei Paesi sviluppati come Giappone (0,81) e Stati Uniti (0,70) e i coetanei dell’America Latina come il Cile (0,65) e il Messico (0,61), ma al di sopra di altri paesi in via di sviluppo come India (0,49), Sud Africa (0,43) e Angola (0,36).

La strada per la ripresa sarà lunga, e considerando il tasso di crescita prima della pandemia, l’indice di capitale umano «impiegherà dai 10 ai 13 anni per tonare al livello del 2009, cioè nel 2035», stima la Banca Mondiale. L’obiettivo è, dunque, non solo quello di tornare al livello pre-pandemia, ma anche andare verso uno scenario migliore.

Chiara Felizzi
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione (LM94)
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