domenica, 4 Dicembre 2022
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Lavrov in Africa: quanto conta per Mosca la fiducia dei leader africani nel Cremlino?

L’astensione di numerosi paesi africani in seno alle Nazioni Unite sembra non esser sufficiente per la Russia, che, attraverso le visite del proprio ministro degli Esteri, è determinata ad insistere per maggiori conferme da parte degli alleati nel continente

A sei mesi dall’avvio dell’invasione russa dell’Ucraina, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, è atterrato in Uganda per l’ultima tappa del tour voluto da Mosca per rafforzare i rapporti con i quattro paesi africani di cui è stato ospite, tra cui Egitto, Repubblica democratica del Congo ed Etiopia.

Questa settimana anche Macron è stato ricevuto in Camerun, Benin e Guinea-Bissau, dove si è recato per discutere di questioni riguardanti le relazioni bilaterali con Parigi, mentre Mike Hammer, inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, ha visitato Egitto ed Etiopia.

Nell’ultimo periodo si è parlato insistentemente di Africa non solo per le conseguenze dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari e i disastrosi effetti del cambiamento climatico, ma anche per la crisi alimentare risultante dal blocco del grano ucraino. Lavrov ha sottolineato come la Russia non abbia alcuna responsabilità, puntando il dito contro la scelta ucraina di minare i propri porti.

Tra i tentativi russi di estendere la propria influenza nel continente africano, rientrano anche le operazioni del Gruppo Wagner, società privata legata al Cremlino, che in Libia ha sostenuto l’offensiva di Khalifa Haftar, a capo delle forze armate di Tobruk, per la presa di Tripoli nel 2019, mentre in Mali è intervenuto nella guerra contro il jihadismo. In Sudan la presenza russa ha ostacolato la transizione verso un regime democratico, assicurando a Mosca la gestione delle miniere d’oro del paese e uno sbocco sulla costa orientale dell’Africa.

Come riporta il Guardian, il supporto a Mosca deriva dal fatto che molti paesi africani sono governati da partiti le cui lotte per la libertà dal dominio coloniale furono appoggiate dall’URSS nel corso degli anni ’60, ’70 e ’80. È il caso di Sudafrica, Zimbabwe, Angola e Mozambico, beneficiari di armi e denaro sovietico.  

Sebbene la maggior parte dei Paesi africani – 28 su 54 – si sia allineata con l’Ucraina, l’Uganda rientra tra le 17 nazioni che a marzo si astennero dal votare la risoluzione delle Nazioni Unite di condanna all’attacco russo, approvata da 141 Paesi su 193. Il presidente Yoweri Museveni, in carica dal 1986, durante il colloquio con Lavrov, ha affermato di voler mantenere buoni rapporti sia con l’Occidente che con Mosca, evitando di manifestare qualsiasi schieramento.

Il quotidiano britannico cita i risultati di uno studio che ha evidenziato come l’appoggio alla Russia da parte di governi autoritari africani si debba anche al fatto che questa rappresenti una garanzia per la loro sopravvivenza, come dimostra l’appoggio russo al regime siriano di Bashar al-Assad. L’ipotesi di poter in futuro necessitare di un aiuto analogo ha spinto numerosi stati a non denunciare le azioni in Ucraina, tra cui l’Algeria, che l’Italia ha scelto come partner per ridurre la propria dipendenza dal gas russo.



Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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