sabato, 20 Agosto 2022
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L’Iraq ad un bivio: ancora troppi dubbi per un accordo di governo

A nove mesi dalle ultime elezioni, non si è ancora trovato un accordo sul nome del primo ministro, da cui dipende il futuro del governo del Paese. Oltre all’Iran, ad ostacolare il compromesso tra le parti anche la violenta campagna nazionalista di al-Sadr

Sabato 30 luglio, per la seconda volta in una settimana, in centinaia hanno invaso il Parlamento iracheno manifestando a sostegno del chierico sciita, Moqtada al-Sadr. La folla ha preso d’assalto la Zona Verde di Bagdad, dove hanno sede gli uffici governativi, seminando il caos. A nulla è valso l’intervento della polizia per evitare l’escalation delle proteste dovute alla candidatura a primo ministro di Mohammed al-Sudani.

Sebbene le elezioni di ottobre 2021 abbiano portato il blocco di Sadr ad affermarsi come la prima forza parlamentare, con 73 seggi su 329, la mancata intesa sulla maggioranza ha determinato lo stallo che tuttora impedisce la nomina della prima carica dello stato e, di conseguenza, la formazione del nuovo esecutivo.

Alla base vi è l’apparente inconciliabilità tra i due blocchi a guida sciita: il movimento guidato da al-Sadr e il Quadro di coordinamento, coalizione di partiti tradizionalmente filo-iraniani. Mentre il primo ha ribadito il proprio impegno per un assetto tripartito, che coinvolgerebbe il Partito Democratico del Kurdistan (Kdp) e alcuni gruppi sunniti, escludendo il Quadro, è quest’ultimo ad esser oggi nella posizione di decidere il volto del prossimo governo.

Infatti, data la paralisi politica all’indomani della loro vittoria elettorale, i legislatori del Movimento Sadrista hanno rassegnato lo scorso giugno le dimissioni, scontentando i propri sostenitori. Dal momento che la legge irachena prevede che i seggi vacanti siano destinati agli esponenti del secondo partito per numero di voti, tale mossa garantirà al Quadro di coordinamento di poter procedere con la formazione un nuovo governo, con al-Sudani nelle vesti di premier.

“Obbediamo al Sayyed” gridavano i presenti, chiamando al-Sadr con il nome del discendente del Profeta Maometto. In questo modo, anche se non più presente in Parlamento, attraverso la mobilitazione dei suoi seguaci, egli sembra essere ancora nella posizione per rivendicare il diritto a plasmare la futura leadership.

Marsin Alshamary, ricercatore della Harvard Kennedy School, ha dichiarato ad al Jazeera: «Al-Sudani rappresenta solo una scusa molto comoda per Muqtada al-Sadr per esprimere il suo disappunto nei confronti dell’intero Quadro di coordinamento e del sistema politico iracheno», aggiungendo anche che una reazione analoga del chierico vi sarebbe stata a prescindere dalla nomina.

Data l’urgenza per il paese di porre fine all’attuale fase di profonda instabilità politica, le Nazioni Unite hanno espresso grande preoccupazione, appellandosi a entrambi gli schieramenti. “Le voci della ragione e della saggezza sono fondamentali per prevenire ulteriori violenze. Tutti gli attori sono incoraggiati a ridurre la tensione nell’interesse di tutti gli iracheni”, si legge nella dichiarazione.

Ciò che la comunità internazionale si augura è che la prossima riunione del Parlamento abbia luogo senza interruzioni e che un compromesso tra le parti si riveli all’altezza del proprio compito, ovvero ristabilire l’ordine per favorire la democrazia in un Iraq visibilmente scisso.

Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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