martedì, 16 Agosto 2022
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Libano: lunghe code per un po’ di pane, ennesimo ostacolo alla ripresa economica

Dall’essere considerato uno dei paesi più prosperi al mondo, il Libano è ora incastrato nelle maglie di una crisi che da anni soffoca il Paese dei Cedri senza prospettare per gli abitanti alcuno scenario positivo in cui riporre fiducia

Prima del 2019, quando il Libano è sprofondato in quella che secondo la Banca Mondiale è la peggior crisi economica dal 1850, nessuno degli abitanti avrebbe sospettato di poter trascorrere in futuro ore d’attesa per una misera quantità di pane, appena sufficiente per la giornata. Eppure, a partire dal 2020, questa prospettiva così lontana si è improvvisamente trasformata nella realtà di ogni giorno, tanto che oggi, secondo una stima delle Nazioni Unite, quattro libanesi su cinque vivono al di sotto della soglia di povertà.

Nonostante il pane rientri tuttora tra i beni di prima necessità sovvenzionati dallo stato, il suo prezzo è cresciuto, obbligando i venditori a razionare le quantità disponibili e i consumatori a rivolgersi altrove pur di riuscire a procurarsene. Come riporta Radio France Internationale, se un sacchetto di pane arabo è ufficialmente venduto a 13.000 lire libanesi (43 centesimi di dollaro), al mercato nero costa più di 30.000. Proprio l’impossibilità di poter pagare una cifra tanto alta sta costringendo gran parte della popolazione ad affollarsi all’esterno delle varie panetterie ancora aperte sperando di concludere l’acquisto prima che gli scaffali si svuotino completamente.

Non è raro che, data l’incertezza della situazione, grandi quantità dello stesso pane sovvenzionato vengano appositamente destinate al mercato nero, dov’è assicurato un guadagno maggiore. Sempre RFI ha raccolto diverse testimonianze, tra cui quella di un panettiere che racconta di come alcuni clienti vengano addirittura armati di pistole e coltelli, in quella che viene chiamata una situazione da “Far West”.

Tale isteria collettiva è anche provocata dalla mancanza di benzina nel paese, dall’afflusso di milioni di profughi siriani in fuga dalla guerra e dall’esplosione nel porto di Beirut, che ad agosto 2020 danneggiò i principali magazzini della capitale, impedendo il soddisfacimento del fabbisogno di mais e grano dei 6,8 milioni di abitanti che attualmente conta il Libano.

Anche l’invasione dell’Ucraina gioca un ruolo fondamentale nella crescita dell’inflazione alimentare, che, secondo il Guardian, ha raggiunto il 332% a giugno, davanti al 255% dello Zimbabwe e al 155% del Venezuela. A questo si aggiunge l’aumento dei costi energetici, che ha portato il tasso di inflazione generale del Libano oltre il 150%.

Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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