lunedì, 6 Febbraio 2023
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Elezioni in Tunisia: astensionismo e impasse democratica

Il 17 dicembre i tunisini si sono recati alle urne per eleggere i rappresentanti in Parlamento. Il vincitore, tuttavia, sembra essere il partito dell’astensionismo

Il 17 dicembre si sono svolte le elezioni politiche in Tunisia. Con un’affluenza ai minimi storici, il Paese africano ha partecipato all’appuntamento elettorale stabilito dall’agenda del Presidente della Repubblica Kais Saied.

Obiettivo della prima tornata elettorale – la seconda è prevista per i primi di febbraio del 2023 – era quello di eleggere una parte dei nuovi rappresentanti in Parlamento i cui poteri risultano congelati dal 25 luglio 2021. Infatti, il Presidente aveva assunto i pieni poteri con un “colpo di forza”, esautorando primo ministro, Assemblea del Popolo e, in seguito, anche limitando le funzioni della magistratura.

L’appuntamento elettorale, pertanto, avrebbe dovuto riportare la Tunisia sul cammino della transizione democratica iniziata dopo la rivoluzione della Primavera Araba e la cacciata del dittatore al potere Ben Ali.

Secondo Farouk Bouasker, Presidente dell’Autorità superiore indipendente per le elezioni (Isie) non si sono verificati brogli elettorali e i tunisini hanno seguito le procedure internazionali per elezioni libere e giuste. Inoltre, si è trattato del primo ciclo elettorale organizzato dopo l’entrata in vigore della Costituzione fortemente autoritaria voluta da Saied.

Ma allora come mai le elezioni sono state un fallimento? In primis per la nuova legge elettorale, contenuta nel decreto presidenziale del settembre 2022, che riduce il numero di seggi e vede una parte del Parlamento – il Consiglio nazionale delle Regioni – non eletta direttamente dal popolo. In secundis per l’elevato tasso di astensionismo, infatti ha votato solo l’11,22% degli aventi diritto secondo i risultati dell’Isie.

Le ragioni dell’astensionismo sono numerose. È importante sottolineare, come riportato da France24, che la maggior parte dei candidati era sconosciuta all’opinione pubblica, trattandosi di volti nuovi provenienti dal mondo della scuola o della pubblica amministrazione. I politici di mestiere, infatti, sono stati perlopiù epurati dal Presidente Saied a seguito del luglio 2021.

Altro elemento rilevante è stato l’invito al boicottaggio da parte dell’opposizione al regime ultra-presidenziale di Saied. Il partito di opposizione per eccellenza, Ennahda, ha invitato il Presidente della Repubblica a dimettersi, in quanto privo del supporto elettorale. Da parte sua, Saied ha affermato che il buon esito delle elezioni si vedrà dopo la seconda tornata elettorale.

L’opposizione, però, molto divisa e variegata al suo interno, non è riuscita a costruire un fronte unico contro il regime. Per questo motivo, l’astensionismo sarebbe il sintomo della perdita di fiducia dei tunisini nelle istituzioni, le quali non trovano soluzioni ai problemi dei cittadini.

La crisi economica nel Paese, con l’inflazione al 10% e la penuria di beni di prima necessità, hanno infatti generato manifestazioni di protesta in tutta la Tunisia grazie al supporto del sindacato locale UGTT. Se il prossimo ciclo elettorale non soddisferà gli investitori internazionali, le trattative con il Fondo Monetario Internazionale rimarranno in sospeso, con conseguenze drammatiche per la tenuta sociale del Paese africano.

Sara Oldani
Studentessa di Investigazione, criminalità e sicurezza internazionale
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