martedì, 18 Giugno 2024
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Un team di ricercatori ha testato un sistema di esplorazione delle acque sotterranee nel deserto

È stato sviluppato negli USA un sistema per individuare le falde acquifere superficiali in aree soggette a gravi siccità e inondazioni

Un team di ricercatori della University of Southern California (USC) ha messo a punto un sistema aereo per mappare i serbatoi di acque sotterranee superficiali nel deserto. Questo nuovo sistema consentirebbe di rilevare dall’alto la presenza di riserve d’acqua, le loro dinamiche e caratteristiche, in quelle zone soggette a condizioni climatiche estreme, da periodi di forte siccità a gravi inondazioni.

Il nuovo “Radar di sondaggio aereo per l’esplorazione delle falde acquifere nel sottosuolo del deserto”, soprannominato più brevemente “Desert-SEA”,  è in grado di individuare la presenza di serbatoi d’acqua fino a oltre 30 metri di profondità, ha rivelato ad Al Jazeera Essam Heggy, lead author del progetto e Ricercatore in Scienze della Terra e dello Spazio alla USC. Il sistema dovrebbe essere applicato nelle zone desertiche della Penisola Arabica e del Nord Africa.

Precisamente, questo metodo si basa sull’uso di radar a bassa frequenza, utilizzati per inviare onde nel terreno, le quali, in caso di interazione con uno strato saturo di acqua, riflettono, suggerendo la presenza di una falda, ha riportato il sito web della USC. In seguito, a partire dal segnale riflesso e sfruttando antenne e tecniche computazionali, è possibile mappare la falda individuata.

La capacità di questo meccanismo di accertare anche la stabilità o meno delle falde trovate è utile dal punto di vista economico e sociale. Difatti, poiché l’attività agricola in queste zone dipende fortemente dalle risorse sotterranee di acqua, conoscere la sostenibilità di queste ultime fornisce indizi sulla sicurezza alimentare a breve e medio termine nell’area.

In aggiunta, il nuovo sistema sembrerebbe più funzionale rispetto a quello al momento in uso, che si basa su pozzi scavati anche a centinaia di chilometri dalle falde, riportando dati altamente imprecisi, raccolti in un arco di tempo relativamente lungo.

Non solo, perforare un pozzo può richiedere fino a diverse migliaia di dollari e per coprire un’area vasta come il deserto nordafricano sono necessarie migliaia di pozzi, riferisce ancora Al Jazeera. Adottare questa tecnica alternativa, dunque, potrebbe permette di investire in altro modo il denaro risparmiato e di ottenere in minor tempo dati tecnicamente più precisi.

Il progetto ha dovuto superare diversi ostacoli, primo fra tutti la riluttanza dei finanziatori, poco convinti dall’instabilità politica del mondo arabo, in cui questo sistema dovrebbe essere applicato. In ogni caso, il progetto può trovare applicazione anche in altre zone sottoposte a condizioni climatiche critiche come lunghi periodi di siccità, quali Asia centrale, Australia e le aree desertiche degli USA.

Il sistema di rilevamento aereo è stato già collaudato nel deserto dell’Oman, dove il team di ricercatori ha ottenuto risultati migliori di quelli attesi, riuscendo a raggiungere i 69 metri di profondità, e dovrebbe essere effettivamente messo in pratica nei siti selezionati a partire dal 2025.

Anna Valle
Studentessa di Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale
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