Il cambiamento improvviso nei rapporti personali tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni è sotto i riflettori della stampa nazionale e internazionale, giacché i risvolti potrebbero avere un impatto non indifferente sull’Italia in materia di politica interna ed estera.
Secondo un sondaggio del Pew Research Center riportato da Associated Press, l’83% degli italiani non si fida di Trump, affermazione corroborata dal modo in cui l’inquilino della Casa Bianca ha gestito diversi temi cruciali, dalle guerre ai dazi, fino alle politiche migratorie statunitensi, per nulla apprezzate dagli intervistati. Pertanto, c’è chi considera l’allontanamento di Trump da Meloni come un assist (involontario) di quest’ultimo alla premier, destinata col tempo a pagare il prezzo della vicinanza a un presidente che sovvenziona guerre percepite lontane dai cittadini, mentre questi ultimi vedono aumentare il costo della benzina.
Il botta e risposta tra i due leader sui social porterebbe innanzitutto dei vantaggi elettorali a Meloni. Secondo il quotidiano argentino elDiarioAR, le parole usate dalla premier per smentire gli attacchi del tycoon («Io e l’Italia non imploriamo mai») smorzerebbero, da un lato, le critiche dell’opposizione sulla sua vicinanza a Trump e, dall’altro, la aiuterebbero a riappropriarsi di una narrativa nazionalista della quale si fa portavoce il nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale. Si tratta di una narrativa conservatrice radicata in luoghi comuni sulla civiltà occidentale che rifiuta, tra le altre cose, la sottomissione agli Stati Uniti.
Riguardo al posizionamento dell’Italia in Europa, invece, Meloni potrebbe trarre vantaggio da questo scontro prendendo le distanze in modo più netto da figure marginalizzate come quella dell’ex Presidente dell’Ungheria Viktor Orbán, secondo quanto riporta il quotidiano sudamericano. La premier italiana preferirebbe ora infatti allinearsi al Rassemblement National di Jordan Bardella, che potrebbe diventare il leader nazionalista più influente d’Europa se vincesse le elezioni presidenziali il prossimo anno.
Secondo Associated Press, gli atteggiamenti divisivi del tycoon starebbero rafforzando in generale l’unità degli Stati europei, i quali sarebbero più motivati nel trovare accordi e agire insieme riguardo a temi quali la difesa, i dazi e la politica estera, specialmente con le guerre in corso in Ucraina e Iran, le minacce della Russia e un crescente deficit con la Cina. Secondo Sudha David-Wilp, politologa statunitense specializzata nelle relazioni tra USA e Germania, i leader europei «devono agire in blocco per difendere la posizione dell’Europa nel mondo». «Se non ora, quando?» domanda David-Wilp ai microfoni di Associated Press, facendo riferimento all’attuale posizionamento dell’Europa, sempre più «incastrata fra Cina e Stati Uniti».
A contribuire all’unità del fronte europeo ci sarebbe anche Meloni che, secondo AP News, con il suo fermo sostegno all’Ucraina ha reso il suo orientamento politico più accettabile agli occhi dei leader europei, facendo la sua parte nel rafforzamento del fronte di Bruxelles, pur restando allineata al pensiero trumpiano in materia di immigrazione e sicurezza.
Al di là del confronto tra i due leader, saranno i risvolti sul piano nazionale e internazionale a determinare se questo episodio rappresenterà un punto di svolta per la strategia di Meloni, a partire dalle elezioni politiche che si terranno in Italia nel 2027.


