martedì, 9 Agosto 2022
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Ritrovato acquedotto in Armenia risalente all’Impero Romano

Sono stati ritrovati i resti di un antico acquedotto romano in Armenia; secondo gli studiosi, il più orientale dell'Impero

Durante gli scavi dell’antica città di Artašat (capoluogo della provincia di Ararat, Armenia), gli archeologi hanno rinvenuto tracce dell’acquedotto più orientale dell’Impero Romano. Parliamo di una costruzione risalente agli inizi del II secolo d.C., periodo di massimo splendore per l’Impero.

In seguito ad un’attenta analisi del carbonio prelevato da campioni di quel suolo, gli esperti sono giunti alla conclusione che la realizzazione dell’acquedotto sia iniziata negli ultimi anni del regno di Traiano. L’Armenia, infatti, divenne per la prima volta una delle tante province dell’Impero nel 114, comprendendo i territori dell’attuale Turchia orientale, dell’Armenia moderna, della Georgia, dell’Azerbaigian e una piccola parte dell’Iran nord-occidentale. Roma aveva già tentato ripetutamente in precedenza di occupare la Grande Armenia, ma i re della dinastia egli Arsacidi d’Armenia (Arshakuni) mantennero a lungo la loro indipendenza, finché Traiano non conquistò il loro territorio.

L’acquedotto è rimasto incompiuto, ma qualora fosse stato completato, la sua lunghezza sarebbe stata di 30 chilometri, e avrebbe separato la città di Artašat dalla fonte d’acqua più vicina, ovvero la sorgente del fiume Vedi.

«Non è stato completato a causa del ritiro dall’Armenia dell’imperatore Adriano dopo la morte di Traiano, nel 117», ha spiegato Torben Schreiber, uno degli autori degli scavi, ricercatore presso l’Università di Munster. Tuttavia, ciò non ci impedisce di ammirare comunque l’impegno e la maestria con i quali venivano costruite le infrastrutture romane. 

Modello dell’antica città di Artašat. Fonte: Wikimedia Commons

Artašat nell’antichità era sia la capitale che uno dei più grandi centri commerciali e militari della Grande Armenia. Per trovare i possibili confini dell’antica città, gli scienziati si sono serviti di lettori geomagnetici dell’aria, che hanno permesso loro di scoprire una moltitudine di elementi portanti nascosti nella valle dell’Ararat – situati ad eguali distanze l’uno dall’altro ed allineati su una retta lunga 400 metri.

Studiando ed analizzando molti di questi, è emerso che rappresentano le fondamenta degli archi di questo acquedotto romano incompiuto, e le loro caratteristiche (come, ad esempio, la forma e la struttura) indicano che gli archi in questione siano stati costruiti da ingegneri e legionari romani.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica in lingua tedesca Archäologischer Anzeigerm, specializzata nel campo dell’archeologia.

Valeria Coppola
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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