sabato, 25 Maggio 2024
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Migliaia di persone uccise nel Darfur: Human Rights Watch chiede azioni urgenti dall’ONU e dall’Unione Africana per proteggere i civili

«Hanno sparato ai bambini e hanno gettato i loro corpi nel fiume», afferma un testimone della tragedia accaduta nel Darfur

Secondo quanto riferisce AlJazeera, Human Rights Watch (HRW) ha affermato, in un rapporto pubblicato giovedì, che gli attacchi delle forze paramilitari Rapid Support Forces (RSF) contro la tribù Masalit e altri gruppi non arabi, avvenuti tra aprile e novembre 2023, sono stati “tra le peggiori atrocità” commesse durante la guerra civile scoppiata in Sudan ad aprile 2023.

Le tensioni tra le comunità agricole non arabe, inclusi i Masalit, e le comunità pastorali arabe sono sempre esistite. Tuttavia, queste tensioni sono state sfruttate dal governo di Omar al Bashir che aveva creato diverse milizie arabe da cui poi si è formata la RSF. Con lo scoppio della guerra civile in Sudan, queste tensioni si sono acuite, portando a scoppi di violenza.

Tra giugno 2023 e aprile 2024, HRW ha intervistato più di 220 persone in Ciad, Uganda, Kenya e in Sudan del Sud. Inoltre, ha analizzato oltre 120 fotografie, video, immagini satellitari e documenti forniti da gruppi umanitari per confermare le testimonianze di abusi, come riporta la BBC.

Il rapporto di Human Rights Watch documenta prove di una campagna di pulizia etnica durata 12 mesi, condotta dalle RSF e delle milizie alleate per rimuovere i residenti Masalit da El Geneina, capitale dello Stato sudanese del Darfur Occidentale.

I testimoni hanno descritto come le RSF avessero radunato e sparato agli uomini, alle donne e ai bambini che cercavano di fuggire. Si stima che siano state uccise almeno 15 mila persone a El Geneina l’anno scorso. Inoltre, il documento di HRW afferma che i combattenti delle RSF e le altre milizie hanno usato epiteti razzisti contro i Masalit e altri gruppi razziali, dicendo loro che la terra non era loro e che sarebbe diventata terra degli arabi.

Il rapporto, pubblicato giovedì, chiede sanzioni per coloro che sono responsabili di diffusi crimini di guerra, come il comandante della RSF di West Darfur, Abdel Rahman Joma’a Barakallah, insieme al comandante delle RSF, Mohamed Hemedti Hamdan Dagalo, e suo fratello Abdel Raheem. Inoltre, chiede alle Nazioni Unite e all’Unione Africana di imporre urgentemente un embargo sulle armi al Sudan e di dispiegare una missione con una robusta forza di polizia nel Darfur per proteggere i civili.

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