martedì, 18 Giugno 2024
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Colombia: il modello delle mega-carceri di Bukele come soluzione alla criminalità

Due candidati alle elezioni comunali di Bogotà e Cali, Diego Molano e Jaime Arizabaleta, propongono le costruzione delle mega-carceri sul modello di quella costruita in El Salvador

L’idea delle mega-carceri, sulla scia di quelle costruite dal presidente di El Salvador Nayib Bukele per combattere la criminalità, è arrivata anche in Colombia.

Diego Molano e Jaime Arizabaleta, candidati del Centro Democratico ai Comuni di Bogotà e Cali, sono entrambi difensori della “mano dura” come soluzione alla criminalità e alla corruzione. Se vinceranno le elezioni amministrativa del prossimo 29 ottobre, hanno promesso di costruire le mega-prigioni.

«Ci saranno due mega-carceri in stile Bukele in Colombia, una a Bogotà e una a Cali che costruirò per criminali e corrotti», ha scritto in un tweet Arizabaleta. Molano ha invece affermato che serve una prigione di grandi dimensioni a Bogotà, che riesca a contenere almeno 3000 criminali, secondo quanto riporta El País.

Nessuno dei due ha fatto riferimento né ai costi né al tempo di costruzione. Tuttavia, l’idea delle mega carceri è un chiaro segno di ammirazione nei confronti di Bukele, il cui nome si sente sempre più spesso nelle strade. Ciò lo dimostrano alcuni sondaggi, nei quali il 55% degli intervistati ha risposto sì quando è stato chiesto loro se il paese avesse bisogno di un presidente come Bukele.

Proporre il suo modello sottolinea un’evidente assenza di una leadership chiara nella destra colombiana. Poiché non essendoci una figura palpabile, questa la si cerca all’esterno del paese come fonte di risoluzione dei problemi interni.

La proposta è chiaramente motivata dai gruppi criminali che popolano il paese e incutono terrore: l’Esercito di Liberazione Nazionale e lo Stato Maggiore Centrale.

Tuttavia, non è tutto positivo ciò che all’apparenza sembra tale: secondo un rapporto di Human Rights Watch del gennaio 2023, sono stati commessi abusi su larga scala nel mega carcere del El Salvador, tra cui violazioni del giusto processo, arresti di massa, morti in custodia e sovraffollamento.

Pertanto, non è chiara l’efficacia dell’incarcerazione se ha come obiettivo la risocializzazione del detenuto. Fernando Tamayo, direttore del Gruppo di Prigioni dell’Università delle Ande, riconosce che è difficile parlare dell’idea di Molano e di Arizabaleta, in quanto manca un struttura chiara. Inoltre, aggiunge che questi modelli si dimostrano inefficienti a lungo termine perché molto presto tornano a delinquere con un aumento della popolazione detenuta.

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