giovedì, 25 Luglio 2024
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Satnam Singh: I media internazionali e il caporalato in Italia

La morte del bracciante Satnam Singh ha scosso l'Italia e ha avuto grande eco sulla stampa internazionale

Satnam Singh, bracciante di origini indiane, è morto il 19 giugno all’ospedale San Camillo di Roma dopo essere stato abbandonato dal suo datore di lavoro, agonizzante, sanguinante e con un braccio troncato.  

Singh aveva 31 anni. Viveva in Italia da tre anni, non aveva il permesso di soggiorno e lavorava nell’ azienda agricola Agrilovato, insieme alla moglie. Azienda già sotto indagine per caporalato, secondo quanto riportato da Internazionale. Come molti altri braccianti, veniva sfruttato, costretto ad orari disumani per una misera paga. Il 17 giungo, mentre raccoglieva meloni, un macchinario agricolo gli avrebbe schiacciato e tranciato un braccio e rotto le gambe. Sarebbe poi stato caricato in un furgono con la moglie e abbandonato difronte l’abitazione con il braccio lasciato in una cassetta della frutta. Secondo le ricostruzioni, rese note sempre da Internazionale, il 112 sarebbe stato chiamato ben un’ora e mezza dopo l’incidente. Inutili i disperati tentativi dei medici di salvarlo. La notizia ha scosso la comunità indiana Sikh di Latina, che nella giornata del 22 giugno, ha indotto una marcia commemorativa e protestato le condizioni disumane dei lavoratori.

Forte le reazioni in Parlamento. Il PD ha esortato il governo ad agire contro l'”agromafia”, mentre la Presidente del Consiglio Meloni si è detta esterrefatta per la morte del bracciante e schifata dall’atteggiamento del datore di lavoro.

I media internazionali hanno duramente reagito all’accaduto. In particolare la notizia è apparsa su diverse testate giornalistiche indiane. Secondo quanto riportato da The Times of India, il ministro degli Esteri indiano Muktesh Pardeshi ha chiesto azioni immediate all’Italia e l’Ambasciata indiana in Italia si è dichiarata profondamente preoccupata per l’incidente. France24 ha riportato le parole di Gurmukh Singh, portavoce della comunità indiana nel Lazio: «È stato buttato fuori come un cane. C’è sfruttamento ogni giorno, lo subiamo ogni giorno, deve finire subito […] Siamo venuti qui per lavorare, non per morire». The Guardian ha invece raccolto la denuncia della sindacalista e segretaria generale di Flail-Cgil Laura Hardeep Kaur: «Ci troviamo di fronte non solo a un grave incidente sul lavoro, già di per sé allarmante, ma anche a un barbaro sfruttamento. Adesso basta». Le sue parole sono state particolarmente sentite, date le sue origine indiane, riferisce ancora il quotidiano britannico.

Il datore di lavoro, Antonello Lovato, è stato tratto in arresto il 3 luglio con l’accusa di omicidio volontario e dolo eventuale. Satnam Singh era in gravi condizioni e richiedeva urgente aiuto medico, ma si sarebbe potuto salvare se fosse stato soccorso in tempo, infatti, per la Procura di Latina, Lovato era perfettamente consapevole della gravità della situazione. Nella zona di Latina la comunità indiana è particolarmente radicata e molti sono coloro sfruttati dal caporalato. Continuano le proteste dei sindacalisti perché nessuno debba più morire sfruttato sul luogo di lavoro.

Lisia Petrini
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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