lunedì, 20 Maggio 2024
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La posizione italiana nel conflitto Israele-Palestina

Durante il conflitto tra Israele e Palestina, l'Italia ha sostenuto il diritto di difesa di Israele. Ci sono stati incontri bilaterali tra la leader italiana Meloni e il primo ministro israeliano Netanyahu. Tuttavia, finora non è stato raggiunto alcun accordo diplomatico tra le parti coinvolte

All’alba del 7 Ottobre 2023 Israele è stata svegliata da una pioggia di 5 mila razzi lanciati da Hamas, un’organizzazione politica e paramilitare palestinese islamista, sunnita e fondamentalista. Le maggiori testate mondiali, tra cui la Stampa, nelle prime ore dell’8 ottobre scorso, hanno riportato la notizia dell’inizio dell’operazione “Tempesta-al-Aqsa” da parte di Hamas e della risposta di Israele con un attacco aereo che provoca circa 237 vittime e oltre 1700 feriti: Netanyahu dichiara subito cominciata una guerra.

Sono cominciati così violenti combattimenti che vedono lanci di razzi e missili da parte di Hamas e una risposta massiccia delle forze di difesa israeliana che serrano la popolazione palestinese all’interno della Striscia di Gaza. Non si fanno attendere le prese di posizione dei leader mondiali a fronte del conflitto scoppiato partendo dal discorso della presidente von der Leyen alla plenaria del Renaissance European Campus del 7 ottobre, in cui condanna con la massima fermezza l’attacco insensato di Hamas contro Israele, definisce l’attacco stesso puro terrorismo e sostiene il diritto israeliano a difendersi, come riportato dal sito della Commission Europea. Simile posizione viene richiamata da tutti i paesi europei e Nato, come si può notare dalla mappa dati riportata da Le Grand Continent. L’Ansa, in un articolo del 7 ottobre, ha riportato il messaggio del presidente Mattarella al presidente israeliano Herzog in cui condanna il “proditorio attacco”, e, in un comunicato pubblicato nel sito del Governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani ha chiarito che «l’Italia è contro Hamas non contro la Palestina», ma ha ribadito ancora il diritto di difesa di Israele.

Nella riunione parlamentare del 10 ottobre, le forze politiche italiane si sono divise. La maggioranza ha votato una risoluzione impegnandosi ad impedire che nuovi fondi raggiungano Hamas, mentre l’opposizione ha dibattuto parecchio e non è riuscita a trovare un fronte unico. Nelle risoluzioni portare dall’ultima, il punto di scontro con la maggioranza si è rivelato sui fondi da inviare in Palestina e il supporto alla risposta di Israele. La coalizione PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, avevano previsto anche una sezione che dichiarava la politica di espansione del governo israeliano un fattore chiave della mancanza di una pace in Palestina tanto quanto lo è stato l’attacco unilaterale di Hamas. La sezione non è però stata approvata dal Parlamento come ha riportato in un articolo il Decode39.

Mentre la situazione in Palestina e a Gaza è sempre più tesa e si rischia un allargamento del conflitto, sabato 21 ottobre la premier Meloni ha tenuto un incontro bilaterale con Netanyahu a Tel Aviv in cui ha rinnovato il supporto italiano nella lotta contro gli atti antisemiti di Hamas. L’incontro bilaterale è avvenuto al termine del summit per la pace tenutosi sabato 21 ottobre al Cairo, organizzato dal presidente egiziano al-Sisi.

L’esplosione all’ospedale di Gaza, la questione degli ostaggi israeliani e gli ostacoli nell’invio di aiuti umanitari, hanno infatti evidenziato, l’urgente necessità di trovare una soluzione al conflitto. Tuttavia, il quotidiano panarabo Asharq al-Awsat ha riportato che le divergenze tra l’agenda araba, concentrata sullo sfollamento dei palestinesi, e quella europea, focalizzata sull’importanza dell’apertura di corridoi umanitari, insieme all’assenza dei rappresentanti di Israele e degli alti rappresentanti americani al vertice egiziano, hanno complicato ulteriormente i negoziati per un accordo che infatti non si è concluso. La mancanza di rappresentanti americani e israeliani ha portato i leader presenti a dubitare della possibilità di raggiungere una soluzione effettiva, rendendo il processo negoziale ancor più complesso, come riportato in un articolo del 21 ottobre da Reuters. Questa situazione mette in evidenza le sfide e le complessità del processo diplomatico in corso.

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