sabato, 10 Dicembre 2022
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L’accordo sul petrolio russo che ha finalmente convinto Orbán

Sono state confermate le misure contenute del sesto pacchetto di sanzioni economiche alla Russia, che ha visto tutti e ventisette i paesi membri dell’UE concordi nel perseguire una direzione comune nonostante le iniziali difficoltà

Dopo quattro settimane di stallo, il Consiglio europeo riunito a Bruxelles ha annunciato l’accordo per bloccare le importazioni di petrolio dalla Russia nell’ambito del sesto pacchetto di sanzioni economiche.


Annunciato dalla Commissione europea a inizio maggio, il consenso per la sua approvazione è stato a lungo ostacolato dall’opposizione del primo ministro ungherese, Viktor Orbán. Il suo continuo ostruzionismo durante i negoziati aveva portato i funzionari europei a considerare la possibilità di un compromesso pur di ottenere l’unanimità necessaria a far avanzare i lavori. Questo sembra esser stato raggiunto con la decisione di un blocco alle importazioni di petrolio russo via mare, corrispondenti a due terzi del greggio che dalla Russia raggiunge i paesi dell’Unione, mentre esente dalle sanzioni sarà l’oleodotto di Druzhba, da cui l’Ungheria – come pure Slovacchia e Repubblica Ceca – potrà attingere per il proprio rifornimento energetico fino a data da definirsi.

Alle trattative ha preso parte anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che, in collegamento telefonico da Kiev, ha esortato i partecipanti a mantenersi compatti, evitare gli scontri e non rallentare il processo negoziale.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha commentato l’esito del negoziato sostenendo che entro la fine dell’anno verrà interrotto circa il 90% delle importazioni di petrolio russo all’Unione Europea grazie all’impegno di Germania e Polonia ad affrancarsi dalle forniture di greggio.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha aggiunto che, oltre alla precedente misura, il pacchetto prevede anche l’esclusione della Sberbank, la più grande banca russa, dal sistema di pagamenti Swift, il divieto per tre emittenti televisive facenti capo al Cremlino di continuare a trasmettere nell’Unione e nuove ulteriori sanzioni nei confronti di “personalità responsabili dei crimini di guerra in Ucraina”.

Poco dopo la conclusione dell’incontro, il primo ministro dell’Estonia, Kaja Kallas, ha richiamato l’Unione sulla necessità di tornare a discutere di nuove misure a danno della Russia poiché “finché non si sarà raggiunta la pace e l’Ucraina non avrà vinto la guerra, noi non avremo fatto abbastanza”. Come la Polonia, infatti, anche l’Estonia auspica di vedere il gas russo incluso nel prossimo pacchetto di sanzioni, sebbene non la consideri una prospettiva del tutto realistica, date le pesanti ripercussioni politiche che ciò avrebbe sull’intera comunità.

L’Unione Europea destina alla Russia ogni giorno circa un miliardo di euro in cambio delle forniture di gas e petrolio, finendo col finanziare la guerra in Ucraina. Certo, la mossa decretata a Bruxelles rappresenterà un danno per l’economia russa nel lungo termine, ma molti economisti, come riporta il Guardian, avvertono che nell’immediato il Cremlino potrebbe beneficiare dell’aumento dei prezzi che ne consegue. Inoltre, nonostante la decisione dell’embargo sul petrolio, secondo la stampa britannica, la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia continuerà ad essere una delle principali sfide per l’Unione nei prossimi mesi, a cui se ne aggiunge un’altra, la necessità che le parti si mantengano compatte, nonché il presupposto per la buona riuscita di ogni negoziato.

Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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