martedì, 6 Dicembre 2022
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Cina: continua a scendere il tasso di natalità nonostante gli sforzi governativi

Il tasso di natalità in Cina è crollato per il quinto anno consecutivo raggiungendo, nel 2021, un nuovo minimo storico, nonostante gli sforzi del governo per incoraggiare le coppie ad avere più figli di fronte a una crisi demografica incombente

Secondo l’Ufficio nazionale di statistica cinese, il Paese più popoloso del mondo ha registrato 10,62 milioni di nascite l’anno scorso, solo 7,5 ogni 1.000 persone, segnando il livello più basso dalla fondazione della Repubblica popolare nel 1949.  

Nel 2021, le nuove nascite sono diminuite dell’11,6%, un calo relativamente più lieve rispetto a quello del 18%, avuto nel 2020. I demografi cinesi hanno avvertito che se la tendenza al ribasso continua, la popolazione cinese potrebbe ridursi presto.

Ning Jizhe, capo del National Bureau of Statistics, ha dichiarato recentemente ai media statali, che il calo delle nascite è derivato da una combinazione di fattori, aumentati di intensità a seguito della pandemia, come «una diminuzione del numero di donne in età fertile, un continuo calo della fertilità, cambiamenti nell’atteggiamento nei confronti della gravidanza e ritardi di matrimonio da parte dei giovani».

Il crollo del tasso di natalità arriva quando il governo cinese aveva già messo in atto degli sforzi significativi per incoraggiare le famiglie ad avere più figli, annullando, in primis, la politica del figlio unico che, durando per decenni, ha contribuito ad un rapido invecchiamento della popolazione e alla riduzione della forza lavoro che potrebbe mettere, ulteriormente a dura prova, la stabilità economica e sociale del Paese.

Nello specifico, per arrestare il calo delle nascite, il governo cinese ha annunciato nel 2015 che avrebbe consentito alle coppie sposate di avere due figli. Dopo un breve aumento nel 2016, il tasso di natalità nazionale è diminuito comunque anno dopo anno, spingendo le autorità, nel 2020, ad allentare ulteriormente la politica di natalità, permettendo tre bambini a nucleo familiare.

Piramide della popolazione cinese, con la politica del figlio unico, 2019. Fonte: Wikimedia Commons.

Ning ha affermato sia che, in base ai dati, queste nuove politiche sono utili per l’aumento demografico, infatti nel 2021, il 43% dei bambini nati era il secondo figlio di una famiglia, sia che la politica dei tre figli dovrebbe aumentare gradualmente le nascite e che «la popolazione totale della Cina rimarrà al di sopra di 1,4 miliardi per un periodo di tempo a venire».

L’anno scorso, più di 20 governi provinciali hanno modificato le loro leggi sulla pianificazione familiare, inclusa l’estensione del congedo di maternità per le donne. Alcuni esempi sono la provincia orientale dello Zhejiang che offre 188 giorni di congedo di maternità per il terzo figlio e la provincia settentrionale dello Shaanxi, in cui le donne possono godere di 350 giorni di congedo retribuito per avere un terzo figlio.

Ma l’introduzione di queste nuove politiche non sono riuscite a convincere molte donne, in quanto temono di essere, comunque, svantaggiate poiché le aziende cercano di evitare l’onere finanziario aggiuntivo del terzo figlio.

Inoltre, l’alto costo dell’educazione dei figli sta anche dissuadendo i genitori dall’averne altri, soprattutto tra la classe media, in crescita del paese.

Questo a causa dei prezzi elevati degli immobili e dell’aumento dei costi dell’istruzione, soprattutto nelle grandi città, che sono i principali fattori che impediscono alle coppie di avere più figli.

Laura Ponte
Studentessa della Facoltà di Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale
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