domenica, 4 Dicembre 2022
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Somalia, ucciso il co-fondatore di al-Shabaab

In un’operazione congiunta tra l’esercito somalo e le forze internazionali, è stato ucciso Abdullahi Nadir nella roccaforte del gruppo jihadista

Il governo somalo ha affermato che l’operazione militare di counter-insurgency contro il gruppo jihadista pro al-Qaeda ha avuto esito positivo. Abdullahi Nadir, co-fondatore e probabile futuro leader del movimento, è stato ucciso a seguito di un attacco aereo a Jibil, città del sud-ovest della Somalia.

Su Nadir, la cui biografia presenta contorni incerti, pendeva una taglia del valore di 3 milioni di dollari ed era sulla lista nera dei terroristi ricercati dagli Stati Uniti.

In base alle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’informazione somalo, Mohamed Aden Sheikh, l’uccisione di Nadir rappresenta una grossa perdita per il gruppo armato del “Partito dei Giovani” (Ḥizb al-Shabāb). Il co-fondatore, dalla forte impronta carismatica, era infatti il volto dell’organizzazione in quanto capo della sezione mediatica.

La sua scomparsa potrebbe dunque minare il tenore dei militanti di al-Shabaab, come successe con l’uccisione di Osama bin Laden per al-Qaeda. Nonostante ciò, è necessario tenere in conto la struttura non verticistica delle organizzazioni terroristiche, suddivise in numerose cellule con una forte adattabilità e capacità di rinnovamento.

Per le istituzioni somale resta comunque un’importante vittoria simbolica, tenuto conto che fino a non poco tempo fa la Somalia era considerata uno Stato fallito.

Il raggiungimento di questo obiettivo è frutto di un’ampia e proficua collaborazione tra le forze di sicurezza somale, il supporto logistico e tecnologico statunitense e la missione di peace-keeping dell’Unione Africana.

Lo sforzo congiunto di queste tre realtà è iniziato già da un paio di mesi: lo scopo principale è quello di ridurre e, nel lungo periodo, sconfiggere la radicata presenza di al-Shabaab nel Paese. Da una parte, cercando di togliere ai jihadisti il controllo delle zone rurali e, dall’altra, di colpire bersagli ben precisi per minare la resistenza della sua leadership.

L’offensiva contro al-Shabaab si articola in due missioni. La prima è gestita dalle forze regolari somale e dal corpo ATMIS (African Transition Mission in Somalia) e opera a Hiran, nel sud del Paese; la seconda, invece, vede protagonisti i commandos di Danab, ramo dell’esercito somalo addestrato per operazioni speciali.

La buona riuscita delle missioni – come riporta France24 – è anche l’esito di un rinnovato impegno politico da parte del Presidente Hassan Sheikh Mohamud, eletto lo scorso maggio, il quale ha promesso di combattere strenuamente al-Shabaab e di riportare la pace e la riconciliazione nel Paese.

La reazione del gruppo terroristico non è tardata: a seguito dell’uccisione del futuro leader, sono stati effettuati tre attentati nella città di Beledweyne, in cui sono morte almeno 20 persone e molte altre ferite. Inoltre, è stata colpita la base militare governativa di Lama Galaay attraverso l’utilizzo di auto-bombe.

In risposta agli attentati, il commissario di polizia della provincia di Beledweyne ha rilasciato un comunicato, come riporta l’agenzia di stampa somala Garowe Online: “Siamo in lutto, ma non versiamo lacrime. Avremo la nostra rivincita su al-Shabaab”.

Sara Oldani
Studentessa di Investigazione, criminalità e sicurezza internazionale
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