giovedì, 29 Febbraio 2024
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La mancanza di carburante a Cuba provoca le interminabili “code fantasma”

Una nuova crisi di approvvigionamento di carburante ha semi-paralizzato i trasporti pubblici e privati dell'isola

A Cuba, dopo mesi di blackout dovuti allo stato disastroso del Sistema Elettrico Nazionale (SEN), una nuova crisi di approvvigionamento di carburante ha semi-paralizzato il trasporto pubblico e privato negli ultimi giorni, provocando code chilometriche alle stazioni di servizio.

Centinaia di autisti e tassisti dormono nei loro veicoli nell’attesa di un’autocisterna, ma che nessuno sa quando arriverà. Sono le cosiddette “code fantasma”, in cui la gente si mette in fila a proprio rischio e pericolo intorno alle fatiscenti stazioni di rifornimento di benzina e gasolio, con la speranza di riuscire a fare rifornimento, prima o poi.

«La situazione di oggi è come un circolo vizioso: quando non c’è la benzina, c’è il blackout, e poi mancherà il pollo e poi di nuovo il diesel e così a ripetizione», sostiene un giovane, desideroso di lasciare il Paese.

Difatti, nell’ultimo anno, circa 320.000 cubani – il 3% della popolazione – sono entrati illegalmente negli Stati Uniti attraverso il confine messicano, secondo quanto riportano i dati dei servizi di immigrazione statunitensi, riferisce El Pais.

In una coda fantasma si può ascoltare qualsiasi opinione, anche la più estrema ed esagerata, ma la verità è che la situazione attuale è particolarmente difficile per tutti, in quanto il trasporto pubblico funziona malissimo da anni.  

Nel dicembre 2021, all’Avana, città che conta oltre due milioni di abitanti, c’erano solo 878 bus (meno della metà rispetto ai primi anni ’90), di cui 440 non funzionanti per mancanza di pneumatici, batterie, filtri dell’olio, e guasti vari.

Oggi la situazione risulta ancora più grave, come riconoscono le autorità locali, le quali sostengono che si tratta della peggiore crisi del trasporto pubblico degli ultimi dieci anni.

La carenza di carburante non fa che aggravare la situazione di per sé già complicata. Nella capitale, le fermate degli autobus sono sovraffollate e le persone impiegano ore per spostarsi tra il centro e i quartieri periferici. Anche i taxi, che un tempo costituivano un’alternativa, hanno smesso di funzionare e applicano tariffe sempre più alte a una popolazione già duramente colpita dall’inflazione.

«È una questione strutturale ed è di vitale importanza che il Governo intervenga concretamente per cambiare la struttura dell’economia del Paese», ha affermato l’economista cubano Omar Everleny.

«Nonostante il tempo rimasto sia sempre meno, se si apportano i cambiamenti necessari è ancora possibile porre rimedio alla situazione attuale», ha continuato l’economista.

«Cuba è alla fine di un modello di concezione politica, sociale ed economica che non credo possa essere riformato in queste condizioni», ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa Efe la storica Alina Bárbara López.

Tuttavia, negli ultimi giorni, persa nelle interminabili code fantasma, la gente aveva completamente perso di vista la crisi sistemica che affligge il Paese.

Gianluigi Micelli
Studente della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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