sabato, 25 Maggio 2024
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Gambia: verso l’abrogazione del divieto delle Mutilazioni Genitali Femminili?

Il Gambia discute una proposta di legge per ripristinare le Mutilazioni Genitali Femminili. La comunità internazionale e le associazioni locali protestano

Lo scorso 18 marzo il deputato del Gambia Almameh Gibba, ha portato in Parlamento una proposta di legge per permettere nuovamente la pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili. Numerose le proteste che si sono scatenate nel Paese ad opera di movimenti per l’emancipazione femminile. Anche le organizzazioni internazionali – come OMS, UNICEF e Amnesty International – fanno pressione sul Governo per evitare che la legge vada in porto, ribadendo i rischi per la salute che queste pratiche comportano.

Dal 2015 nel Paese vigeva una legge che vietava di praticare la mutilazione, come riporta The Guardian. Una vittoria tanto agognata dalle organizzazioni femministe del Gambia e dalla comunità internazionale. Tuttavia, se la legge fosse approvata, lo Stato diventerebbe il primo al mondo a ripristinare la pratica dopo averla vietata per quasi un decennio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce le Mutilazioni Genitali Femminili come l’asportazione parziale o totale dei genitali femminili esterni. Conosciute anche come “circoncisione femminile” sono pratiche tradizionali presenti soprattutto in Africa e Medioriente e Asia. Sono eseguite e tramandate dalle donne più anziane della comunità, spesso senza uso di anestesia e con coltelli o lame di rasoio. Vengono praticate per scopi religiosi, in modo che le giovani donne crescano sottomesse e controllabili, venendo così accettate all’interno del gruppo sociale. Queste sono pratiche invasive, futili, pericolose, dolorose e traumatiche e comportano seri rischi per la salute delle donne e delle bambine sottoposte a tali procedure.

L’OMS riporta tra le complicazioni immediate emorragia ed infezioni e nei casi più gravi la morte. Mentre i problemi a lungo termine comprendono dolori durante la minzione e durante i rapporti sessuali, cheloidi, complicanze durante il parto, problemi psicologici come depressione e disturbo da stress post-traumatico. L’OMS stima inoltre che più di 200 milioni di ragazze in tutto il mondo siano state sottoposte alla pratica. In particolare in Gambia, secondo l’organizzazione non governativa Safe Hands For Girls, il 76% delle donne nel Paese ha subito una forma di mutilazione genitale.

Il dibattito si è acceso nell’agosto dello scorso anno, quando tre donne sono state multate per aver praticato la mutilazione su otto bimbe, come riportato da Al Jazeera. La condanna delle tre donne ha innescato reazioni dai gruppi più conservatori del Parlamento. Il divieto, secondo il legislatore Gibba, impedisce ai cittadini di praticare liberamente la loro cultura. Più di 180 organizzazioni civili hanno firmato una petizione per firmare la proposta di legge, come riportata da Reuters. Petizione sostenuta dell’ex vice presidente e attivista Isatou Turay che afferma “non è solo un obbligo giuridico ma anche morale” nei confronti delle donne.

Le organizzazioni civili temono che la scelta del Gambia possa creare un pericolso precedente per i diritti delle donne, non solo nel Paese ma in tutta la regione. Come afferma Divya Srinivasan, dell’organizzazione per i diritti delle donne Equality Now: “C’è il rischio intrinseco che questo sia solo il primo passo e possa portare ad un passo indietro anche su altri diritti come la legge sul matrimonio infantile…E non solo in Gambia ma in tutta la regione”.  

Lisia Petrini
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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