lunedì, 24 Giugno 2024
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La costruzione delle Piramidi egizie: uno studio potrebbe aver risolto il mistero 

La scoperta riguarderebbe 31 piramidi, tra cui anche la necropoli di Giza, situate al confine del deserto occidentale, in una fascia verticale che si estende dall’altopiano di Giza fino a Lisht. Si tratta di monumenti che si ergono nel pieno del deserto, a più di 8 chilometri dal fiume di Nilo. Eppure, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che al momento della loro costruzione, le piramidi erano molto più vicine all’acqua. 

L’idea che le piramidi siano state costruite usando reti fluviali non è nuova; tra il 2011 e il 2013, una missione archeologica franco-egiziana guidata da Pierre Tallet, egittologo dell’Università di Parigi ha scoperto uno dei papiri egizi più antichi nell’antico sito portuale di Wadi el-Jarf, ubicato sulla riva del Mar Rosso. Tra i documenti, il diario di Merer, un funzionario coinvolto nella costruzione della Grande Piramide di Giza e responsabile del trasporto di calcare dalle cave di Tura alla piramide allora in costruzione sulla sponda opposta del Nilo. Gli archeologi avevano ormai accettato che gli antichi egizi avessero utilizzato un ramo del Nilo per trasportare i blocchi, il cui peso medio è di circa 2.5 tonnellate. Tuttavia, l’esatta posizione del corso d’acqua è rimasta sconosciuta fino ad ora. 

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Wilmington nella Carolina del Nord ha mappato il ramo del fiume scomparso attraverso indagini geofisiche condotte con l’utilizzo di immagini radar satellitari, mappe storiche e il carotaggio dei sedimenti. Secondo lo studio del gruppo pubblicato su Communication, Earth & Environment, il ramo “Ahramat” avrebbe avuto una lunghezza di circa 64 chilometri e una larghezza tra i 200 e i 700 metri. Le piramidi si affacciavano sul fiume attraverso le strade rialzate, viali cerimoniali che collegavano il complesso piramidale ai templi funerari, i quali fungevano anche da porti fluviali e punto d’ingresso per i visitatori. Solo cinque di questi templi, risalenti all’Antico Regno sono sopravvissuti al tempo, ma secondo i ricercatori, innumerevoli altri potrebbero essere ancora sepolti sotto i campi agricoli in corrispondenza delle sponde del fiume Ahramat. 

Secondo la professoressa Eman Ghoneim, autrice dello studio, il fiume avrebbe svolto un ruolo fondamentale nella costruzione delle piramidi. La dimensione e la lunghezza del ramo Ahramat, così come la sua vicinanza alle 31 piramidi nell’area suggeriscono che si trattasse di un corso d’acqua di grande importanza ha dichiarato la professoressa alla CNN. Restano da chiarire i motivi per cui il ramo si sia prosciugato; per la squadra, l’ipotesi più probabile è la combinazione di diversi fattori, tra cui il movimento delle placche tettoniche, l’insabbiamento causato dal vento e un periodo di grave siccità nel tardo Olocene, riporta Scientific American

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